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Iraq e democrazia

Hanno tentato di farci credere alla democraticizzazione dell’Iraq, ora vi racconto la storia: C’era una volta l’Iraq, paese ricchissimo con gente poverissima, c’era una volta il presidente petroliere (George W. Bush jr.) Un giorno quest’ultimo si sveglia, si rende conto che c’è un popolo che soffre una dura dittatura e ci urla che è ora di liberarlo… una guerra veloce, una guerra umanitaria, una guerra giusta, una missione di pace (è questa la tragicomicha classifica delle definizioni). Tutti contenti, in nome della Democrazia, abbiamo ucciso pi√?π di 17000 persone (non che lo schifo si misuri in vittime, ma per darsene un’idea, almeno 6 volte l’attentato alle torri gemelle di NYC), e finalmente abbiamo catturato il dittatore Saddam Hussein. “Iraq libero ce ne andiamo?” “ovviamente no, è un casino!”… e in effetti è vero, l’Iraq è ormai un casino; si sono svolte da poco le prime elezioni democratiche, tutto è filato abbastanza bene e qua in Italia al calduccio ci litighiamo la ragione: “è giusto andarsene, no” “è giusto andarsene, si”. Fatto stà che in Iraq la democrazia non si vede, fatto stà che l’Iraq non è amministrato da un governo, ma dalle bombe. Chiunque, illuminato da un filo di ragione, direbbe: c’è un governo pi√?π o meno democratico (beati loro!), esiste l’UN (ONU per noi latini), leviamoci dalle balle, facciamo amministrare alle nazioni unite il passaggio di potere dalle bombe al governo democratico, e…? Appunto manca un e…, e chi decide quali multinazionali del petrolio andranno a ciucciare l’oro dall’IRAQ malato? E allora? E allora bombe su bombe come medicina!

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