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Ciampi e l’Italia seduta

Ultimamente ho visto che ad alcuni lettori di questo Blog, i dati degli enti dediti agli studi politi ed economici non vanno bene, ma ho visto che prendono per verità colate le penne di dubbi giornalisti amici di Ferrara (poi questa ve la spiegherò). Per ovviare al problema, per descrivere la situazione italiana, questa volta, userò le parole di (nientepopodimenoché) Ciampi, il Presidente. Quale voce più sicura, più altisonante e più bella può esistere di quella del Presidente della Repubblica? Allora, Ciampi, girando l’Italia per portare il saluto di Roma, si ferma ogni tanto e parla alla gente ed alla stampa. Ieri a Pordenone, ha parlato dell’economia Italiana dicendo: Sintetizzo il prologo con un “L’italia è nella merda!” ovviamente non sono sue parole, ma se avesse potuto le avrebbe dette volentieri, comunque ha continuato così: “Sappiamo che il problema è di debolezza, non tanto della domanda interna, quanto della competitività dell’offerta interna, cioè della stentata crescita della produttività delle nostre imprese e dell’intero sistema Italia. Un sistema, quello italiano, incapace di intercettare la crescita mondiale, lo indicano chiaramente i risultati insoddisfacenti dei nostri scambi con l’estero nel 2004, anno di elevato incremento del commercio mondiale, dice Ciampi, che conclude l’analisi impietosa del sistema Italia puntando il dito contro i maggiori fattori che causano questo ritardo: la carenza delle infrastrutture e lo scarso impegno nella ricerca scientifica. Il presidente della Repubblica ha quindi fatto riferimento ai suoi ultimi viaggi internazionali in Cina e in India: questi paesi emergenti si sono affacciati, dice, al mercato mondiale, come produttori e come consumatori ma “noi italiani siamo in ritardo nell’affermare la nostra presenza in quei mercati” Praticamente ha detto cose molto simile a quelle che scritte da me, (qualche post indietro) quando parlavo dell’auto italiana. Morale della favola, l’Italia delle banane di Porto Rotondo è alla deriva e punta dritto verso l’Africa, se un buon timoniere non prende in mano la situazione, tra qualche anno ci ritroveremo tutti a vendere creme solari e collanine a St. Moriz

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