Se non ce la fa, non ce la fa, è un magnate della finanza, è contornato da esperti di comunicazione, da consulenti, da psicologi, eppure non ce la fa, il dibattito non è per lui, si dimentica la storiella, tenta di metterci del suo e combina i Casini.
Ieri si era anche scelto il programma (Porta a Porta), il conduttore e l’interlocutore (Bertinotti), tentando di architettare un improbabile scontro di ideologie apparentemente vinto in partenza, autoeleggendosi rappresentante del liberalismo contro il “nemico comunista dell’Unione”. Ora, a cavallo di una posizione così vantaggiosa penserete che sia difficile uscirne sconfitti, eppure chi è riuscito a sconfiggere il sonno fino alle 2 di notte si è certamente addormentato un pizzico più comunista di come si fosse svegliato.
Il duello si accende da subito quando i due interlocutori contendenti si scambiano i doni: Berlusconi porta a Bertinotti (tifoso milanista) un orologio del centenario del Milan “sottratto a fatica a un consigliere”, Bertinotti porta una copia della Costituzione firmata dal comunista Umberto Terracini “grazie al quale io e lei siamo qui a discutere” spostando il certame da Liberismo-Comunismo a Orologi-Principi di certo più realistico.
Crollata la sua posizione vantaggiosa, il Presidente del Consiglio inizia ad annaspare in un comico scambio sull’ideologia comunista, dove alle citazioni altisonanti del Segretario di Rifondazione risponde definendo San Paolo apostolo come un filosofo greco, (innescando immagino una serie
incontrollata di bestemmie e imprecazioni del mio vecchio grande prof. di Filosofia Pierantozzi che saluto), citando Donald Reagan (che potete vedere qua accanto in un ritratto con la First Lady Nancy Duck) e sprofondando infine nel dibattito più semplice che poteva creare “I comunisti sono dei cattivoni e hanno ucciso, bla, bla”, (che è oggettivo, doloroso e semplice come dire ad un interista “perdente!”) in cui Bertinotti pacatamente risponde “Lei mi parla dei morti del passato. Tuttavia anche la tradizione liberale discende dai crimini delle imprese napoleoniche: tendenzialmente io non glieli attribuisco”.
Cambiando argomenti le cose non vanno di certo meglio, rispondendo a Bertinotti che auspicava la non eleggibilità di grandi finanzieri e imprenditori finisce per dare dei fannulloni a chiunque in generale non abbia creato una grande impresa come lui e a chiunque faccia politica di mestiere in particolare affermando qualcosa come “Beh, allora lasciamo il governo del paese ai fannulloni che non sono stati capaci di creare una grande azienda come me” e di fannulloni dalla sua parte ce ne sono tanti (2/3 del tridente compresi).
Sfiora la crisi diplomatica asserendo che Zapatero non abbia credibilità internazionale, risponde a Bertinotti che parla di treni e pendolari e di nuovi poveri rendendoci partecipi della sua trattativa con l’amico Putin per una linea ferroviaria che raggiunga il Pacifico dalla Trans-Siberiana (vi giuro non sto scherzando, non è una goliardata, è definitivamente fuori brocca).
Termina l’autopestaggio di seconda serata tentando di risollevarsi infierendo sui DS con “cose che nessuno sa” Quali, può dirle? “Più avanti, forse. Ai magistrati, vedremo.”
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