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Federalismo

Mai avevo udito tante ridicolaggini quanto in questa calda e ormai stanca campagna elettorale referendaria.
A parte le artistiche e folli idiozie con cui Berlusconi ormai ci ha assuefatto, quello che più mi ha colpito è un manifesto elettorale, credo promosso dai Democratici di Sinistra o dall’Ulivo in toto; recita più o meno in questo modo: “Vota NO, per un federalismo diverso” (che vorrebbe sottointendere un giusto e condiviso futuro restyiling della Costituzione).
Parlare di federalismo, anche di un altro, sinceramente mi turba allegramente.
Mi fa ridere udire e leggere di “esempio Statunitense” (frase più o meno letterale uscita dalla bocca di molti esponenti “proSI”), a chi parla o è morta la maestra in seconda elementare o dimostra di aver a casa l’atlante geografico DeAgostini in cui Stati Uniti e Basilicata godono dello stesso spazio e di non averlo sfogliato con un grande senzo critico.
È lampante che se dobbiamo fare paragoni transatlantici l’Italia per superficie, popolazione, produzione è semmai paragonabile alla California, alla Florida, a stati facenti parte di una grande nazione federale, non agli Stati Uniti.
Ma soprattutto, e qui la lingua mi viene in aiuto, “Federalismo” è definito come “sistema politico consistente nell’unione di più stati in una confederazione o nella costituzione di uno stato in stato federale“. Unione, non divisione; ha senso unirsi in una federazione, dividersi in una federazione avrà senso per Calderoli che i libri di storia li utilizza per far smettere di cigolare la “Cadrega” zoppa, non per noi, vi prego.

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