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Peta, quando l’attivismo diventa moda

Un po’ tutti ne abbiamo sentito parlare: People for ethical treatement of animals (PETA) è ormai la più celebre organizzazione internazionale animalista.
Una manifestazione di 10 attivisti della PETA per motivi (mi uccideranno per questo) pressoché futili generalmente attira molta più attenzione dei media internazionali rispetto a milioni di operai o studenti che lottano per una causa comune.
Come fanno? Usando gli stessi mezzi di Dolce&Gabbana, un po’ facendo quello che gli “spettatori” vogliono vedere, un po’ scandalizzandoli.
Gli attivisti della PETA non hanno tute blu, capelli sporchi, piercing superflui, gli attivisti della PETA sono belli, magri (la carne evidentemente ingrassa), alti, puliti e soprattutto nudi. Non manifestano a Prato o a Torino il 1° maggio, ma a Parigi durante le sfilate, alle prime cinematografiche, a Pamplona il giorno della corsa dei tori. Non manifestano in 20000 con uno striscione in testa con scritto “SPI-CGIL Viterbo”, ma in quattro a Londra, due reggendo un cartello con scritto “I vegetariani sono amanti migliori” e due fisicamente degni dei sogni erotici di mezzo mondo distesi nudi su un letto in una delle più celebri piazze del pianeta che provano la tesi (con BBC, CNN e agenzie varie a fare la fila per riprendere).
E così col tempo la PETA ha guadagnato testimonial illustri come Pamela Anderson, Martina Navratilova o Charlize Theron. Sembrerebbe che stupendi uomini e donne dello spettacolo e dello sport prestino il loro corpo alla PETA per i diritti degli animali, ma non è così o almeno non lo è del tutto, apparire su un cartellone del PETA fa talmente figo che ormai Hollywood fa la fila per esserci…

One Response

  1. Jazzer Says:

    Sar?. ma io vorrei tanto essere quel coniglio! S?proprio quello con le orecchie grigie

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