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La lobby parzialmente libera.

Terzoocchio.org oggi parla dell’uscita del nuovo rapporto annuale sulla libertà di stampa redatto da Reporters sans frontières e disponibile a questo indirizzo.

Come è immaginabile, riferendosi alla situazione del corso dell’anno 2006, la quarantesima posizione in cui si piazza l’Italia (sotto Namibia, il Benin e Trinidad & Tobago come Terzoocchio stesso fa notare) manderà a molti la mente verso l’impero mediatico di Mr. B. o verso la tossicodipendenza finanziaria dell’informazione nei confronti dei contributi statali (di cui tra l’altro parlavo giorni orsono), in effetti il rapporto cita proprio l’utilizzo del suo potere mediatico dell’ex premier durante la campagna elettorale come principale penalizzazione per la libertà di stampa in Italia nel 2006.

Molti però dimenticano una particolarità dell’informazione italiana che non ha eguali in Europa (a parte il Portogallo per alcuni versi), in Italia non tutti possono fare informazione anche se sembrerebbe un diritto scontato, per poter esercitare la professione del giornalista in Italia è necessario essere iscritti all’albo dell’ordine dei giornalisti, iscrizione per cui sono previste limitazioni scelte dallo stesso ordine (formato da altri giornalisti entrati a suo tempo nell’albo) che può, a sua discrezione, revocare l’iscrizione all’albo per chi non rispetti la deontologia della professione.

Nutrendo comunque numerosi dubbi su cosa sia la deontologia di una professione che dovrebbe fondare i propri principi sulla libertà di opinione, la mia domanda si focalizza su un altro punto, su come sia possibile nel XXI secolo per uno Stato democratico ed europeo affidare l’informazione esclusivamente agli appartenenti ad una casta, ad una lobby, che ha il diritto di scegliere i nuovi appartenenti e di decidere chi possa e chi non possa informare i cittadini.
La risposta che l’odg stesso da è simile a quella data dai tassisti, dai farmacisti o dagli avvocati. Tutti sono concordi nell’affermare che la presenza dell’ordine (della casta) aiuti a preservare una garanzia di qualità per gli utenti, controllando l’operato degli appartenenti. Condivisibile in effetti, ma nell’ottocento.

Abbiamo uno strumento efficacissimo di controllo, che si chiama mercato. Milioni di persone ogni giorno in Italia leggono giornali, riviste, guardano TG e ascoltano giornali radio, milioni di persone che possono facilmente girare canale, stazione o acquistare un diverso quotidiano se non soddisfatti dei servizi o della linea editoriale, abbiamo la magistratura con il compito di punire chi maschera per informazione il falso o la calunnia, il successo dei blog poi è un esempio straordinario di come la libera informazione possa giovare ad un mercato ristagnante e chiuso. Eppure nessuno ne parla…

Forse perché chi può parlare fa parte della casta?

2 Responses

  1. SKA Says:

    Sul primo punto del commento ho preferito scrivere da me, mentre sull’odg ne scrivo qua.
    Concordo con te sul necessario ridimensionamento dell’Ordine dei giornalisti anche se su un piano diverso. In fondo ?n Ordine di professionisti che come tali sono soggetti ad assunzioni o licenziamenti all’interno delle imprese che fanno informazione (se la base sia meritocratica o meno ?ltro discorso), quindi il mercato gi?ecide.
    Che invece l’Ordine sia semplicemente una prosecuzione di ci?he avveniva nel regime fascista, con il controllo diretto di CHI possa fare informazione ?n chiaro contrasto con l’articolo 21.

    In quest’ottica per?a proposta di legge di Capezzone (a cui credo tu faccia riferimento) ?olto vacua. Diverrebbero giornalisti professionisti coloro che hanno “per occupazione principale, regolare e retribuita, l?sercizio della professione di giornalista in una pubblicazione quotidiana o periodica, in una emittente radiofonica o televisiva o in una agenzia di stampa”.

    Questo non risolverebbe il problema delle lottizzazioni, degli scambi politici e delle assunzioni su raccomandazione, ma anzi rischia di velocizzare le assunzioni stesse nei confronti di coloro che non hanno fatto n?irocini obbligatori n?cuole di giornalismo. Infatti successivamente la proposta non spiega le le modalit?limitandosi ad una generica “presentazione della documentazione necessaria”.

    Sono per l’abolizione dell’Ordine, ma con il mantenimento delle attuali caratteristiche professionalizzanti che dovranno essere garantite dall’AGCOM.
    Diventare giornalisti solo perch?i ?agati da qualcuno non ?i certo garanzia di qualit?indipendenza e pluralismo.

  2. SKA Says:

    Scusa la lungaggine, mi sono dimenticato il link a cui leggere la proposta di legge (per gli interessati) :
    http://www.mcreporter.info/documenti/pdl_capezz.htm

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