Con il decreto Bersani il Governo ha dato prova di avere le capacità di fare importanti riforme non guardando in faccia alle lobby di turno, c’è da proseguire su quella strada però, con ulteriori liberalizzazioni certo, ma anche con provvedimenti più impopolari e c’è da farlo in fretta (si sa, più si avvicinano le elezioni e più è difficile prendere provvedimenti drastici).
Una delle critiche sollevate a questa finanziaria è quella di “rubare ai ricchi” si, ma ai ricchi onesti che non rubano ai poveri e pagano le tasse, quando in Italia esiste un’immensa fetta di contribuenti evasori o addirittura di non-contribuenti evasori. La finanziaria stessa introduce qualche provvedimento palliativo a questo grave problema del fisco ed in parte rema dalla parte giusta, ma si rimane comunque lontani dal risolvere il problema:
Il potenziamento degli studi di settore (accurati studi statistici su esercizi ed imprese che permettono di determinare il reddito minimo che ogni tipo di attività possa far fruttare in base a diversi canoni come tipo di attività, ubicazione, “anzianità”, etc) è sicuramente un passo nella buona direzione, ma si deve e si può andare oltre, soprattutto per poter combattere efficacemente tutto quel sistema di economia sommersa che per il fisco nemmeno esiste. Un’idea per riuscire in questa impresa, utopica e piena di problemi, seppur interessante, è ribaltare il sistema del prelievo fiscale sui consumi piuttosto che sui redditi. L’idea è quella di tassare lo stile di vita dei contribuenti, differenziando in maniera decisa beni e servizi di prima necessità, accessori e di lusso. L’utopia di una manovra simile ,però, vive nell’impossibilità di poter catalogare così accuratamente i consumi e di poter sconvolgere il sistema fiscale, i problemi risiedono invece nell’immobilità finanziaria che un sistema simile scatenerebbe (le persone tenderebbero a consumare meno frenando così l’economia).
Esiste però una strada che passa parallelamente tra quella utilizzata attualmente e quella sopra illustrata e che potrebbe risolvere l’annoso problema dell’evasione fiscale. Questa strada non consiste nel monitorare il più possibile i redditi delle persone come oggi si cerca di fare e nemmeno nel tassare i consumi, ma nel monitorare i consumi, insieme ai redditi. I dati li abbiamo, registro delle immatricolazioni dei veicoli, dei natanti, abbiamo il catasto e le bollette. Tutto sta nell’incrociare questi dati: è lampante che un contribuente non possa guidare un’auto da 40000 euro dichiarando al fisco 10000 euro l’anno se non nulla, è lampante che un contribuente non possa guadagnare 600 euro il mese e pagare nello stesso arco 1000 euro tra luce, gas e telefono. Questa strada, tecnicamente percorribile, in realtà è stata citata più volte anche dallo stesso Ministro Bersani, ciò che si chiede è che i fatti sostituiscano le citazioni, certo questa strada per quanto apparentemente liscia è piena di buche nel tratto che passa per il Parlamento, ma se si vuole governare seriamente, si deve tentare.

