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Riforma del TFR for dummies parte 2/2

Nella precedente puntata ho spiegato in larghe linee cosa comporterà per i lavoratori dipendenti questa riforma. In questo nuovo post vorrei entrare nel dettaglio e analizzare le varie scelte che i lavoratori dipendenti potranno fare per investire al meglio la propria trattenuta del TFR.

Dividerò le scelte possibili in due categorie: i fondi pensionisti e i fondi di investimento, in quest’ultima categoria inserirò forzatamente anche il TFR in azienda perché del tutto paragonabile.

Fondi pensionistici

Possono essere personali o di categoria, gestiti da banche, assicurazioni e finanziarie o gestiti direttamente dalle organizzazioni di categoria, di imprese e di lavoratori (confederazioni e sindacati). Garantiscono un reddito pensionistico da sommare alla normale pensione di anzianità dell’INPS e sono la principale novità introdotta dalla riforma del TFR. Il funzionamento è semplice e analogo all’attuale sistema contributivo pensionistico, tu versi il tuo TFR nel fondo, in base a quanto versato negli anni riceverai una pensione integrativa.

È ovvio che essi convengano a chi prospetta di ricevere una pensione di anzianità non sufficiente, a chi avrà il tempo di versare abbastanza da poter rendere la pensione integrativa decente, in particolare dunque ai giovani, soprattutto precari (non ha un gran senso scegliere questo tipo di opzione per chi prospetta di andare in pensione entro 4 anni e magari assicurarsi una pensione integrativa di 30 euro), infine è conveniente per chi possiede già un capitale e non avrà dunque il bisogno di una liquidazione ad esempio per l’acquisto di una nuova auto o per la ristrutturazione di casa.
Fondi di investimento

Possono essere gestiti dalle banche e dalle finanziarie, dall’INPS e per le aziende sotto ai 50 dipendenti, anche dall’azienda stessa. Funzionano come il TFR precedentemente la riforma, i contributi mensili trattenuti per il Tfr vengono versati in un fondo ed investiti, maturano dunque un interesse e vanno a formare un capitale che il dipendente potrà ricevere al momento della fine del rapporto di lavoro (nel caso del fondo dell’INPS o del TFR gestito dalle aziende con meno di 50 dipendenti) o secondo contratto (nel caso di fondi proposti da banche o finanziarie). Sono la scelta adeguata per chi pensa di ricevere una pensione soddisfacente e che pensa dunque alla maturazione di un capitale, per chi è prossimo al pensionamento e che dunque non traerebbe un grosso guadagno cambiando ora il sistema di accumulamento del TFR e, nel caso di un fondo che dia la possibilità di avere disponibile in forma “cash” in qualunque momento una parte o la totalità del capitale, anche ai precari che credono di dover stare alcuni periodi senza lavoro e che quindi potrebbero usare il capitale accumulato come sostentamento temporaneo (ammortizzatore sociale).

I precari

Molti di voi si saranno accorti che ho consigliato per i precari ambedue i tipi di investimento. Il discorso precari è complesso, in quanto hanno contemporaneamente il problema di potersi trovare per un periodo senza salario e quello di ricevere una pensione piuttosto esigua raggiunta l’età per il pensionamento (i precari fino al 2006 hanno versto meno contributi dei fortunati stabili). La scelta per essi va dunque ponderata valutando le prospettive future singolarmente e il futuro del welfare italiano:

l’aumento della flessibilità nei rapporti di lavoro infatti ha portato i governi di tutta Europa ad adottare sistemi efficienti di ammortizzamento sociale, come contributi di disoccupazione per quei lavoratori precari, che nell’attesa di un nuovo contratto di lavoro, occupino il proprio tempo nella formazione specialistica, lavori socialmente utili, etc. L’Italia, ahinoi, è un po’ indietro in questo campo, ma non è detto che nei prossimi anni non segua l’esempio di Spagna, Danimarca e Germania. Questa eventualità, che darebbe maggiore sicurezza ai precari, li indirizzerebbe verso dei fondi integrativi pensionistici, ma d’altronde rimane sempre un’eventualità, conviene dunque ragionare su basi più solide e individuali.

Se ad esempio si è da diverso tempo precari, ma l’opportunità di un lavoro stabile si comincia a far vedere è bene optare per un fondo pensionistico in modo da integrare con gli anni i contributi non versati (sottoversati) negli annipassati, se al contrario si è precari al momento e nella prospettiva futura, o maggiormente se si inizia a lavorare ora precariamente potrebbe essere bene optare per un fondo che permetta la disponibilità in cash di tutto il capitale, così da accumulare un piccolo capitale utile per poter vivere qualche mese nel malaugurato caso di trovarsi senza lavoro e nel caso cambino le prospettive di poterlo tramutare in un’assicurazione pensionistica.

Fondi di categoria o privati?

La riforma permette di scegliere anche, indipendentemente dal tipo di fondo che si ritiene più adatto alle proprie prospettive, che a gestire il fondo sia un privato (banche, assicurazioni, etc) oppure che il fondo sia gestito tramite un accordo tra sindacati e associazioni delle imprese, dall’impresa stessa o dall’INPS. La differenza non è sostanziale, l’INPS, le imprese e i fondi di categoria maturano un interesse stabilito per legge, che non è alto, ma sicuro e allacciato all’inflazione, in pratica ci si guadagna poco, ma si ha la sicurezza di non rimetterci, le banche e gli altri istituti finanziari offrono una gamma di prodotti molto più vasta, in particolare offrono anche prodotti che potrebbero garantire interessi mediamente più elevati, ma in via generale, ad un maggiore potenzialità di guadagno corrisponde una maggiore possibilità di rischio.

Una volta scelto se si vorrà maturare un capitale o una pensione integrativa, scegliere chi sarà a gestire il fondo è solo una questione personale di propensione al rischio, sapendo comunque che anche nel caso si scegliesse di far gestire il proprio TFR alla propria piccola o media impresa a garantire (per eventuali fallimenti) ci sarebbe l’INPS come avvenuto fin’ora e che i grandi gruppi bancari, nei prodotti paragonabili al fondo dell’INPS e ai fondi di categoria offrono anche paragonabili garanzie.

Ringrazio qualcosadiriformista per lo spunto.

15 Responses

  1. Fash Says:

    la cosa che pi?i rimane impressa di questo discorsone ?ma sei per caso iscritto ad un partito e speri di poter scalare la graduatoria tentando di convincere i tuoi lettori che ci?he fa la sinistra ora ?en fatto?

    opinione mia, come del resto la tua che rispetto, sia chiaro. Ti sto dicendo solo che, nel tentativo di spiegare la riforma, ti sei immischiato nei panni del televenditore.

    senza offesa.

  2. Fiaschi Says:

    Per quanto io possa essere schierato politicamente, cosa che tra l’altro non nascondo gi?al sottotitolo del blog, non vuol dire che io debba essere un venditore di qualcosa. D’altro canto mi pare normale che ognuno interpreti i fatti dal proprio punto di vista, a maggior ragione sul proprio blog.
    A dir la verit?on festeggio per questa riforma, ma se, come dici, questo traspare cos?ampantemente mi tocca pi?l fatto di non essere un buon analista di me stesso che la preoccupazione della ricerca di un punto di vista oggettivo.
    Ad ogni modo grazie della tua osservazione, valuter?a possibilit?i trasferire il blog su http://www.mastrota.org

  3. Jazzer Says:

    Fiaschi, ’sta roba la faccio per lavoro. Scusami ma non ho il tempo ora di approfondire, ho letto in fretta ma ci sono alcune imprecisioni in ci?he hai scritto. Se ho tempo preciso dopo

  4. tarcks Says:

    per il momento ?’unica spiegazione che non sia piena di articoli e commi di cui noi…..ignoranti…non caviamo piede,io non s?e ci siano imprecisioni,lavoro in una azienda con meno di 50 dipendenti dal 1992 e leggendo mi sono schiarito le idee sul da farsi,a prescindere che tu sia destro o sinistro ti ringrazio Fiaschi.

  5. Vince Says:

    …..non leggo imprecisioni, ma….una chiarezza che manca in tutti gli altri commenti degli “addetti ai lavori”…..che non hanno tempo di approfondire (mai lasciare il lettore nel dubbio, ?na pessima abitudine alla quale ci stiamo abituando).

  6. Franco Says:

    Caro Fiaschi,innanzitutto complimenti per la tua descrizione, semplice e chiara, ti diro di pi?ssendo dipendente di Poste Italiane, tra l’altro rappresentante sindacale, ho colto nei tuoi passaggi alcune attenzioni che, se mi permetti, far?ie durante le assemblee che terr?ui posti di lavoro. Un elemento importante ?nche che in caso di morte del lavoratore i soldi del TFR andranno agli eredi legittimi o nominati nel testamento.Ciao.

  7. mffhhj Says:

    sono d’accordo

  8. monica Says:

    grazie mille, lo so sarebbe molto pi?igo scervellarsi cercando di approfondire, ma mi sei stato utilissimo perch?’era venuto panico per la completa ignoranza e ora posso dire di cominciare a capirci qualcosa.

  9. SerGio Says:

    Ciao Fiaschi…finalmente inizio a capire qualcosa di questo benedetto TFR,grazie!!!!
    ma perche noi italiani abbiamo tutti sti casini quando in francia inghilterra spagna e germania non ce li hanno?
    comunque ho una domanda…
    perche c’?isogno di un fondo pensionistico “diverso” dall’inps se per ricevere il nostro tfr dobbiamo aspettare comunque di andare in pensione?…o mi sono perso qualche passo!!!!

  10. moreno Says:

    mi sembra che prima il lavoratore percepiva il TFR e una pensione decente.
    Ora il TFR va a farsi fottere e la pensione, con molta probabulit?sar?omunque da fame e comunque sottoposta a rischio. Ma, i lavoratori non ?he per caso lo hanno preso in quel posto anche questa volta?

  11. Fiaschi Says:

    Ovviamente, finch? sindacati non si metteranno in testa che l’aspettativa di vita aumenta e che c’?ecessit?i innalzare l’et?ensionabile e finch? politici non capiranno che i lavoratori non possono farsi carico della pubblica assistenza.
    Per i lavoratori andr?empre peggio.

  12. Giusi Says:

    Ciao, Fiaschi..sono una maturanda, un futuro ragioniere, e interessata ad approfondire il discorso trf, ho trovato il tuo articolo… il problema ?he ?ifficile trovare informazioni neutrali, e ti confesso che nonostante la chiarezza e la semplicit?el tuo articolo, non ho ancora chiaro il nocciolo del problema. xch? uscita ora l’esigenza di un cambiamento?! cmq la possibilit?ei fondi pensione c’era anche prima, e poi mantenendo il tfr in azienda quali “vantaggi” comporta..?! ti ringrazio anticipatamente, nel caso tu risponda.. ciao, Giusi.

  13. Giusi Says:

    Ciao Fiaschi..sono una maturanda, un futuro ragioniere, e interessata ad approfondire il discorso trf, ho trovato il tuo articolo… il problema ?he ?ifficile trovare informazioni neutrali, e ti confesso che nonostante la chiarezza e la semplicit?el tuo articolo, non ho ancora chiaro il nocciolo del problema. xch? uscita ora l’esigenza di un cambiamento?! cmq la possibilit?ei fondi pensione c’era anche prima, e poi mantenendo il tfr in azienda quali “vantaggi” comporta..?! ti ringrazio anticipatamente, nel caso tu risponda.. ciao, Giusi.

  14. gp Says:

    ciao, una domanda: ho ricevuto il modulo per scegliere la destinazione del tfr, sul modello e’ indicato che ho sei mesi dalla data di assunzione per decidere. E’ normale che l’azienda me l’abbia consegnato una settimana prima della scadenza dei sei mesi? a me pare che sia un modo per mettermi fretta e lasciare le cose come stanno cioe’ lasciare il capitale a disposizione dell’azienda. Stupido io a non aver richiesto il modulo.

  15. Lucas Says:

    Beato te che t’hanno assunto! :)

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