Questo breve commento di Giavazzi sul Corriere della Sera lo butto qua perché sia letto da chi vota e sostiene la sinistra radicale che tanto si oppone alle riforme. Non è una critica, ma un consiglio.
Visto che qualcuno mi ha ringraziato per le precedenti puntate dell’Antirisiko, continuo questa serie di post per far comprendere aspetti della politica che riguardano tutti noi, ma che spesso faticano ad arrivare a noi in modo chiaro.
In questa puntata parlerò del TFR: cos’è e che cosa prevede la riforma.
Cos’è il TFR?
Il TFR è il “trattamento di fine rapporto” non è altro che una parte di salario che non viene ceduto al lavoratore mensilmente, ma trattenuto dall’azienda, che lo investe per poi liquidarlo al dipendente, sotto forma di capitale, al termine del rapporto di lavoro (licenziamento, dimissioni o pensionamento). Questo precedentemente la riforma.
Cosa prevede la riforma?
Prima di tutto c’è da dire che la riforma riguarda solo il TFR da maturare, per quello già maturato non cambierà nulla rispetto a quanto detto sopra. Per il TFR da maturare la riforma apre nuove prospettive, i dipendenti ora potranno decidere che cosa fare del proprio TFR scegliendo tra varie opzioni. Differenzia inoltre le imprese con più di 50 dipendenti da quelle con meno di 50 per quanto riguarda il caso in cui il dipendente decidesse di mantenere il proprio TFR allo stato attuale.
Le opzioni che i dipendenti possono scegliere per quella che viene definita liquidazione sono quattro:
- Lasciare il TFR in azienda, in pratica mantenere le stesse condizioni precedenti la riforma, in caso l’azienda avesse più di 50 dipendenti esso verrebbe gestito da un fondo ad hoc dell’INPS con le stesse garanzie. Questa opzione consente comunque di cambiare idea in seguito e di trasferirlo poi in una delle altre tre opzioni in qualunque momento.
- Investirlo in un fondo di categoria, ossia trasferirlo ad un fondo nato da un accordo tra imprese e sindacati dove verrà investito, non più insieme a quello degli altri dipendenti della stessa impresa, ma insieme al TFR di tutti i lavoratori inquadrati dal medesimo contratto (Telecomunicazioni, Metalmeccanici, etc.).
- Trasferirlo in un fondo collettivo aperto, ossia investirlo in un fondo promosso da banche o finanziarie. In pratica quello che molti risparmiatori già fanno con i propri risparmi, il TFR viene trasferito ad una banca che provvederà ad investirlo e a restituirlo sotto forma di capitale con tempi, modalità e tassi che variano secondo il contratto stipulato con la banca.
- Trasferirlo ad un fondo pensionistico (anche detto PIP “piano individuale pensionistico“), ossia trasferirlo in un fondo promosso da banche o assicurazioni che provvederanno a reinvestirlo e a garantire poi un reddito pensionistico così da integrare la propria pensione di anzianità.
Nel caso il dipendente, al 30 giugno 2007, non si fosse espresso in merito, il suo TFR da maturare verrebbe trasferito automaticamente ad un fondo di categoria scelto dall’impresa in accordo con in sindacati, nell’ulteriore caso in cui l’impresa non avesse stipulato alcun contratto in merito, il TFR verrebbe trasferito al fondo dell’INPS
Nella prossima puntata cercherò di approfondire l’argomento, valutando le varie opzioni e considerando diverse tipologie di lavoratori (precari, a tempo indeterminato, giovani, vicini al pensionamento, etc.)
Visto che l’idea la partorii io, mi pare giusto dedicare un post al sito DSforum.it, che nacque diversi mesi orsono con scarsissimo successo dalla mia voglia di far discutere la gente dei Democratici di Sinistra sul percorso verso il Partito Democratico. Dopo averlo abbandonato alcuni compagni hanno deciso di rinnovarlo e rimetterlo in piedi, così non posso far altro che augurargli una migliore riuscita e dirvi di darci una sbirciatina.
Ho iniziato a leggere l’albero di attuazione del Programma e non trovo più l’uscita! Sono a pagina 18, per ora ho incontrato Bersani nel panico con un GPS sabotato da Mussi, Fassino che compilava il CID dopo aver acciaccato Prodi in bicicletta al sesto incrocio, Bertinotti che gira da ore con l’auto blu a sirene spiegate, D’Alema che ha trovato l’aeroporto e ha comprato un biglietto per la Birmania, uno per Singapore e uno per il Brasile, l’unico a sapere la via d’uscita è Mastella, ma vuole 20000 euro per ogni aiuto.
Chiamate le squadre di soccorso o dite al Monte dei Paschi di Siena di fare la mancia all’UDEUR.
Come ogni anno, anche nel 2007 è giunto il “delurkin day”. Cos’è? È il giorno dedicato a te, lettore che passi di qui e non commenti. Purtroppo capita di sabato, giorno triste per il web, ma ce ne facciamo una ragione.
Cosa prevede? Che tu lettore silenzioso che passi leggi e te ne vai, oggi devi lasciare un commentino clickando proprio qua sotto su “comments(X)”. Non devi strapparti le meningi per farti venire un’idea decente, basta un “Eccomi qua, ci sono anch’io!”
Priorità sono la crescità economica e l’equità sociale (e generazionale).
Riforma previdenziale, che cancelli lo scalone Berlusconiano e costruisca un graduale sistema di incentivi/disincentivi che potrebbe iniziare al 1° gennaio 2008 con una forbice d’età simbolica (57-60), allungandosi via via sino ai (60-65) nel medio termine. Che distingua comunque tra lavori più o meno usuranti.
Correzione della legge 30 (Biagi-Maroni) attraverso l’erogazione di ammortizzatori sociali (i soldi pare ci siano) come il sussidio di disoccupazione per quei disoccupati che usino il proprio tempo per la formazione professionale.
Riforma del pubblico impiego che introduca sistemi di penalizzazione e di ottimizzazione, primo tra tutti la mobilità anche verso altri enti (ma non geografica) e il licenziamento per negligenza. Revisione dei sistemi di arruolamento nel pubblico impiego, soprattutto per quanto riguarda i piccoli enti (circoscrizioni, comuni, province, piccoli ministeri) largamente affetti da problemi di clientelismo e nepotismo.
Proseguimento del percorso di interventi di liberalizzazione (oligopolio-consumatore) e di antitrust intrapreso con il pacchetto Bersani. In particolare benzina, RC Auto, Telefonia mobile, banche.
Proseguimento nel percorso di lotta all’evasione e all’elusione fiscale attraverso il potenziamento dei sistemi introdotti nella scorsa estate e nella passata finanziaria: grande fratello fiscale e detrazione per i consumatori delle fatture dei professionisti.
Riforma delle università che disincentivi la nascita di nuovi micro-atenei e potenziamento, in quelli esistenti, dell’attività di ricerca, anche e soprattutto con la creazione di robusti canali di comunicazione tra università e impresa. Incompatibilità tra l’attività privata e quella di docenza, ridisegno del sistema di arruolamento interno delle università che permetta un forte ricambio generazionale e l’accesso al ruolo di docente anche ai neodottorati.
Incentivi fiscali alle imprese che investano in ricerca e innovazione e forte disincentivo alle imprese che facciano un ampio uso di contratti precari destinati esclusivamente al periodo di introduzione e valutazione dei nuovi assunti.
Due canali privati a due diversi gruppi editoriali che aumentino la concorrenza, una nicchietta di servizio pubblico che faccia veramente servizio pubblico, a basso costo. Canone dimezzato. E tanti saluti.
Invece siamo ancora a blaterare di come tenere lontana la politica da Saxa Rubra.