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Sbirri.

Caro piccolo sciacallo che, sopra un muro di Livorno, hai inneggiato alla morte dello “sbirro” Filippo Raciti: ma come fai a non sapere che lo sbirro sei tu? Raciti era un lavoratore di 38 anni, che per uno stipendio da operaio andava a farsi sputare addosso da quelli come te. Soldatacci, sbirraglia da curva, branco armato che per provare il brivido di essere qualcuno trasforma la miserabile identità di “tifoso” in valor militare. Tu sei lo sbirro, tu il repressore, tu il persecutore delle vite altrui, tu e tutte le cosche mafiose che, in tutti gli stadi italiani, presidiano il territorio della domenica (rubandolo agli altri) per dimenticare di essere uno zero tutti gli altri giorni. Credi di essere “di sinistra”, magari “rivoluzionario”, ma hai la tipica testa del maschio reazionario, piena delle parole retoriche e sceme della sedicente “cultura ultrà”: onore, gloria, vittoria, cascami di un linguaggio di guerra che ormai fa ridere anche nelle caserme, dove i tuoi coetanei la pelle la rischiano davvero. Magari avrai vent´anni, ma sei un vecchio. Un vecchio violento e ipocrita, che per ammantare di qualche ideale la tua frustrazione, la tua prepotenza, te la passi da ribelle. Non sei un ribelle, sei un conformista. Un piccolo conformista dal cuore vuoto. Vuoto quanto basta per diventare sbirro.

(Michele Serra, la repubblica 4/2/2007)

3 Responses

  1. Benny Says:

    grande michele…..non ce niente da aggiungere a reso bene l’idea…dovrebbe leggere e riflettere un po anche Matarrese…le sue ultime affermazini sn da folle

  2. Jazzer Says:

    no comment. Non ce ne sono.

  3. ale Says:

    Ho immaginato, per un po’, orgogliosa come sono di te che l’avessi scritta tu. Era il grande Serra; comunque ti ringrazio perché non l’avessi letta qui mi sarei persa le uniche parole sensate che ho sentito finora su questa faccenda!
    Ciao ale

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