Mi rendo benissimo conto che quanto sto per scrivere non è certo la panacea per i mali del bilancio pubblico, ma ovviamente è dalle cose emblematiche che si deve cominciare a tagliare, per quanto esse siano marginali rispetto al calderone degli sprechi. Premetto inoltre che non muovo assolutamente critiche alla corposità degli stipendi dei parlamentari, essendo ben conscio, che per quanto essi siano piuttosto elevati, spesso sono anche molto bassi rispetto a quelli dei funzionari di molti enti pubblici, senza parlare dei funzionari di imprese private e che i Parlamentari per quanto non facciano nulla per farcelo capire sono i funzionari, i dirigenti più alti dello Stato, tra l’altro da noi direttamente eletti.
1) La pensione deve essere incompatibile con altri redditi, in particolare pubblici. Questo vale per tutti o quasi, meno che per i politici, i quali pur ricevendo la pensione da parlamentari possono continuare a coprire cariche o professioni percependo un compenso cumulabile a quello della pensione. È impensabile che un Ministro (così come un Presidente di giunta Regionale o provinciale, un Sindaco, etc) oltre a ricevere il corposo stipendio per il ruolo che copre debba ricevere dallo Stato anche una pensione da sogno. L’evitare questo cumulamento oltre ad alleggerire le uscite statali e a cancellare qualcosa di inaudito (visto che la pensione serve appunto per il sostentamento di chi non è più in grado di lavorare e dunque di percepire uno stipendio) avrebbe l’effetto collaterale di incentivare i politici a mettersi da parte raggiunta l’età del pensionamento e dunque di favorire il ricambio generazionale.
2) Il divieto di cumulabilità dei redditi politici oltre che per le pensioni di anzianità dovrebbe valere anche per le cariche multiple, molti parlamentari contemporaneamente ricoprono altre cariche come Sindaci, consiglieri regionali, etc. percependo compensi per ambedue i ruoli.
3) È proprio necessario avere un Parlamento con un numero di componenti paragonabile a quello europeo?
4) La cronaca Sanremese ha portato all’opinione pubblica il problema dei compensi pubblici da capogiro (è il caso delle sette cifre dei compensi di Baudo&C per un impegno di qualche giorno), sembrerò populista, ma quando a guardare Sanremo ci sono pensionati e precari che vivono con 500 euro al mese, senza ammortizzatori sociali e possibilità pratica di migliorare la propria condizione il fatto raggiunge il clamoroso.
5) Creare una commissione (non so se a livello regionale o nazionale) che abbia il dovere di monitorare l’effettiva necessità di molte consulenze esterne fatte dagli enti locali. I piccoli comuni spendono magari 50 mila euro l’anno per i servizi sociali e poi un milione di euro per la consulenza di un qualche ingegnere per la variante ad un Piano Regolatore, quando esiste un ufficio tecnico pagato proprio per fare quel lavoro, che in genere non è in grado di compiere.
Sono cinque punti emblematici, che incidono certamente poco nel bilancio dello Stato, ma proprio perché oggi mi sento demagocico, preferirei sentire parlare prima di questo che dei tagli all’Università o alla Sanità pubblica, non me ne vogliate, domani tornerò uno schifoso apparatista come al solito.
Febbraio 28th, 2007 at 18:52
Hai totalmente ragione, e non credo nemmeno sia demagogia: i tagli che proponi di certo non bastano da soli a sistemare la spesa pubblica (per quanto corposi, si rivolgono solo a una piccola parte dell’apparato statale), ma sono comunque doverosi per poter chiedere agli italiani sacrifici, o tutti o nessuno.
Poi ci sarebbero anche discorsi su tagli ben pi?orposi: eliminare l’ente provincia distribuendone le competenze a comuni e regioni, accorpare la miriade di piccoli comuni sotto i 5000 abitanti… questo consentirebbe risparmi delle dimensioni di una mini-manovra, senza contare i benefici per la cittadinanza in termini di riduzioni di confusione burocratica.
A presto
Febbraio 28th, 2007 at 19:44
Mi soffermerei, come penso immagini, sul punto 5. “piccoli comuni (…) esiste un U.T., pagato proprio per fare quel lavoro, che in genere non è in grado di compiere”. Dissento un po’, ti spiace?
In genere, soprattutto negli enti di modeste dimensioni, dei quali tu stai parlando, l’”U.T.” non ha né le professionalità e se riescono ad averle, spesso le perdono nel giro di poco tempo, in quanto se ne vanno altrove, pagati meglio), né il tempo da dedicare ai P.R.G. ed alle relative varianti.
Siccome un P.R.G. normalmente “dura” una ventina d’anni (e le varianti allo stesso sono sporadiche e di solito immediatamente conseguenti alla sua approvazione e/o adozione), assumere un tecnico “che faccia” il piano o le varianti al piano è probabilmente fuori luogo.
Forse qui si tratta veramente di lavorare “a progetto”.
Diverso il caso di comuni di dimensioni medio/grandi, che hanno un ufficio che se ne può e deve occupare (”Ufficio Tecnico” è troppo generico: urbanistica, pianificazione territoriale, edilizia privata, lavori pubblici, servizi tecnici, manutenzioni…)… però potrebbe senz’altro pagarli un po’ meno, questi consulenti.
Anche perché, da dipendente della P.A., mi pare vergognoso che un professionista (o uno studio) si porti a casa 50.000 Euro una tantum , quando il geometra comunale se ne porta a casa 22/23.000 l’anno son già tanti…
Ora, per favore, non mi dite che c’è gente che lavora per meno.
Lo so.
Il mio discorso (e quello del padrone di casa) non era questo.
Febbraio 28th, 2007 at 23:35
io sono convinta che quello che ha detto prodi oggi, nel discorso al senato, prender?iede. tagli ai costi della politica. non solo tasse ai cittadini, ma partire prima da noi stessi.
mi pare una buona cosa, che mai prima d’ora si era sentita.
celapossiamofare.
ciao!
Marzo 8th, 2007 at 14:10
Non ?a povert?he offende, ma l’ingiustizia che hai evidenziato.
Non ?emagogia, purtroppo ?na realt?he non ?i?ollerabile da persone normali.
Complimenti e un cordiale saluto