articolo

Damian Ilie

Oggi ero fermo al semaforo, si avvicina un uomo dai lineamenti slavi, cerco qualche spiccio in auto e in tasca, non li trovo, mentre si avvicina tiro giù il finestrino per rispondere picche. Ha un’aria strana, troppo serena per chi chiede l’elemosina, un misto di stanchezza e felicità, infatti mi passa un foglio, un volantino. Richiudo il finestrino, mi saluta col sorriso. Leggo il volantino: “Nuova Impresa Edile Avram Damian Ilie” con tanto di indirizo email e partita IVA.

Quest’uomo lavora, probabilmente pagherà le tasse allo Stato Italiano, avrà dei figli italiani che vanno negli asili italiani, in futuro, chissà, all’università. Con il camioncino della ditta schiva le stesse buche che schivo io, se si ammala finirà in un ospedale italiano, si starà grattando il capo per capire la riforma del TFR, ma non può decidere chi amministri la città dove lavora, il Paese dove vive. Al posto suo però può farlo qualcuno, distante migliaia di chilometri, che quelle buche non le ha mai schivate, probabilmente non ricorda nemmeno come sono fatte le strade italiane, se si ammala finisce in qualche clinica di Caracas o di New York e i suoi bambini non sanno nemmeno che qua non si parla Spagnolo e che gli asili esistono anche in Italia.

8 Responses

  1. ladytux Says:

    sono d’accordissimo con te.
    besos ;)ladytux

  2. Thumper Says:

    mi hai messo una tristezza… :’(

  3. Fiaschi Says:

    @Ladytux: e poi dicono che radicali e riformisti non vanno d’accordo.

    @Thumper: E vabb?…bisogna morire un po’ per poter vivere…

  4. Corrado Says:

    Un ragionamento che non fa una grinza. Complimenti

  5. laura Says:

    mi viene in mente una canzone di francesco de gregori, che ti consiglio di ascoltare se non la conosci:

    Parvulos

    Nessun calcolo ha nessun senso dietro questa paralisi.
    Gli elementi a disposizione non consentono analisi,
    e i professori dell’altro ieri stanno affrettandosi a cambiare altare.
    Hanno indossato le nuove maschere e ricominciano a respirare.
    Bambini venite parvulos, c’?n’ancora da tirare,
    issa dal nero del mare, dal profondo del nero del mare.
    Che nessun calcolo ha nessun senso e poi nessuno sa pi?ontare.
    Legalizzare la mafia sar?a regola del duemila,
    sar?l carisma di Mastro Lindo a regolare la fila
    e non dovremo vedere niente che non abbiamo veduto gi?r
    Qualsiasi tipo di fallimento ha bisogno della sua claque.
    Bambini venite parvulos, c’?n applauso da fare al Bau Bau,
    si avvicina sorridendo, l’arrotino col suo Know-How,
    venuto a prendere perline e a regalare crack.
    Sabbia sulle autostrade, ruggine sulle unghie,
    e limatura di ferro negli occhi, terra fra le nostre lingue.
    Avrei voluto baciarti amore, ancora un poco prima di andare via.
    Prima di essere scaraventati dentro questo tipo di pornografia.
    Bambini venite parvulos, vale un occhio il vostro cuore,
    mille dollari i vostri occhi, i vostri occhi senza dolore.
    Bambini venite parvulos, sangue sotto al sole.

  6. Ultime-Notizie.eu Says:

    In italia gli stranieri che lavorano pagano le tasse come gli altri senza poi godere in secondo momento di benefici.

  7. raser Says:

    hai ragione. del resto quello per cui tassazione e rappresentanza politica debbano andare di pari passo ?n principio liberale

  8. Massimiliano Says:

    C’?na riflessione che spesso mi trovo a fare quando, in una normale discussione tra amici, mi imbatto nei luoghi comuni di soggetti “soft-neoxenofobi”, che parlando degli stranieri presenti nel nostro paese, li rimanderebbero “tutti a casa!” in virt?i una superiore civilt?talica di cui loro sarebbero giusti depositari. Luoghi comuni fatti di lingue diverse, costumi diversi, burka e mezze lune. Se aggiungessimo cucina, vino e sigarette completeremmo il quadro qualunquista!
    Ho sempre sostenuto che l’integrazione non passa dalla mera accettazione del modus vivendi del paese ospitante, ma dal consapevole rispetto delle culture diverse, solo successivo alla loro obiettiva conoscenza. Chi arriva da paesi terzi, sicuramente non potr?onsiderarsi “natio”, ma se lavora (e magari ha dipendenti perch?o, anche italiani), paga le tasse, versa i contributi, cerca (e per un soggetto che non comprende bene la lingua non ?er niente facile! ) di districarsi nella bizantina burocrazia italiana, manda i propri figli ( e qualcuno per fortuna ancora li fa!) nelle scuole italiane, produce reddito e lo mette in circolazione…in Italia, perch?on dovrebbe avere diritto a decidere chi sar?l prossimo “ladro” che gli aumenter?e aliquote IRPEF? Postilla: mai dimenticando che l’immigrante non ?er forza nero o slavo, potrebbe essere tranquillamente bianco o giallo ed essere molto pi?icco di noi!
    La realt?o dimostra. In un paese come il nostro dove l’immigrazione non ?ffetto del postcolonialismo, ma figlia della globalizzazione, l’integrazione non pu?he passare per la lenta assimilazione culturale (reciproca) derivante dal contatto naturale delle nuove generazioni presso le sedi, laiche, delle nostre strutture pubbliche. Dovremmo perdere quella convinzione antropomorfica che fa l’ homo italicus bianco (possibilmente abbronzato) mangiatore di pizza, bevitore di vino e suonatore di mandolino. U?
    Forse i nostri cari rappresentanti sono rimasti un po’ indietro nei tempi, probabilmente non vedono la realt?he giornalmente passa davanti i loro occhi; non vanno il venerd? mangiare cinese, o non hanno mai assaggiato un kebap passeggiando in una via del centro, non fanno shopping nei mercatini rionali dove si manifesta una vera e propria torre di babele ma dove la lingua dello scambio ?l nostro magnifico italiano. Loro vivono in un’altra realt?noi no.Perci?cari italiani, riflettiamo…e non abbiamo scuse.

Leave a Comment

Please note: Comment moderation is enabled and may delay your comment. There is no need to resubmit your comment.