Davanti al dibattito congressuale dei Democratici di Sinistra mi trovo come la casalinga di Voghera alla vigilia delle elezioni.
Politicamente sono spesso più vicino a D’Alema e Veltroni che a Mussi e Salvi, fosse un congresso di routine probabilmente non avrei avuto molti dubbi sulla scelta da fare. Il fatto però che questo voto segnerà il futuro del mio partito e di tutta la sinistra italiana non mi mette nelle condizioni più comode per ponderare una scelta.
Sia chiaro, noto che la sinistra abbia la necessità di riformarsi in qualche modo, di avere un partito pesante che possa guidare con successo un Governo o anche solo un’opposizione in Parlamento, tanto che più volte nella titubanza ho espresso qualche vago apprezzamento al progetto del Partito Democratico.
Il dubbio nasce però dalle contraddizioni intrinseche al progetto stesso, che a volte mi sforzo di dimenticare:
- Come potrò discutere in una sezione (o in un circolo) di unioni civili, fecondazione assistita, eutanasia, ricerca, scuola pubblica con la Binetti di turno? Certo, il dibattito interno al Partito può sempre essere costruttivo e non nego che anche all’interno degli stessi DS si possa creare una discussione simile, ma ho la fondata impressione che, almeno per quanto mi riguarda, questo dibattito con un “teodem” abbia più le forme dello scontro! Cosa dico a chi afferma che le coppie infertili non possano avere il diritto di avere un figlio e quindi di curarsi perché esso è peccato?
- Come si scioglie il nodo della collocazione internazionale? Alle presentazioni della mozione Fassino tutti i compagni sembrano certi che la collocazione naturale di un partito riformista sia nel PSE e nell’Internazionale Socialista e che non ci siano dubbi in merito. Dall’altra parte la Margherita pare avere un’idea totalmente differente, tanto che la mozione congressuale dei Dl esclude l’ipotesi. Non capisco per prendere in giro chi si arriva al congresso senza aver risolto questa divergenza, ma solo presentando un Manifesto per il Pd che affronta il tema in maniera del tutto fumosa e lasciare al tempo la risoluzione del problema. Ora, a molti miei lettori potrebbe sembrare un problema accessorio, ma la collocazione internazionale è il cardine della futura collocazione del partito rispetto a molti aspetti (lavoro, laicità, etc); una cosa è trovarsi al fianco di Royal e Zapatero, un’altra è trovarsi in coppia come coglioni con Rutelli e qualche lituano.
- Dall’altra parte del fiume a parole si vorrebbe costruire un allargamento del Partito con al centro il Socialismo, sull’esempio delle socialdemocrazie europee, cosa che avrebbe tutto il mio favore, però chiedo: Ma con chi cavolo lo costruiamo questo partito? Dove sono gli uomini? Le idee? E poi quando il PDS si trasformò in DS non era proprio per inseguire questo “sogno”? Qualcuno sa dirmi quali condizioni sono mutate dal ‘98 perché oggi questo passo sia possibile? O si vuole solo mascherare l’assurda idea che la sinistra possa sopravvivere così frammentata?
Questo post è solo per chiedere a qualche compagno (o a chiunque) una risposta anche a solo una di queste domande, perché nella condizione dell’indeciso proprio non mi ci ritrovo, finirei per buttare la tessera ed iscrivermi al Südtiroler Volkspartei.