Quello dello scorporo della rete da Telecom è un problema annoso, se ne parla distrattamente dall’apertura del mercato della telefonia (io ne parlavo poco meno di tre mesi fa). In pratica fu ceduta la SIP in “toto”, privatizzando di fatto un monopolio, strozzando dunque la possibilità di concorrenza tra privati.
Ovviamente, avendo buona fiducia nella concorrenza in questi settori, mi rallegro ora che dello scorporo della rete o addirittura dell’acquisizione Statale della stessa se ne parli con un po’ più di possibilismo.
Mi chiedo però perché se ne faccia ragione di Stato solo ora. In Italia la concorrenza ha un senso solo quando ad acquistare un monopolio viene uno straniero? (Autostade-Albertis insegnano)
Aprile 12th, 2007 at 14:32
Certamente il riflesso condizionato dell’italianit?onta, ed ?tupido. Ma la discussione sulla rete va avanti da qualche tempo. Il problema ?he abbiamo subito e ancora subiamo, in Europa, gli effetti del pensiero unico neoliberista secondo il quale si poteva privatizzare qualsiasi cosa, in barba la concetto di monopolio naturale.
Nel caso della rete telefonica, poi, la cosa ?nche peggiore perch?mentre ?ifficile pensare che possano esserci pi?eti ferroviarie in competizione sullo stesso territorio, o pi?cquedotti, qualcuno ha pensato che fosse possibile che vi fossero pi?eti telefoniche. E in parte ci? accaduto, salvo che Fastweb si ?ccorta di non avere nei fatti la possibilit?i sviluppare la sua rete in fibra ottica in molto pi?he nei grandi centri urbani. N?l wimax costituisce una alternativa a breve, perch?eve sempre poggiare su pezzi di rete fisica.
Morale, ora tutti parlano di separazione della rete, ma nessuno ci ha ancora spiegato di quale rete si tratta. Molti parlano dell’ultimo miglio, ma qual’?l confine tecnico reale dell’ultimo miglio? In realt?la soluzione logica sarebbe che tutta la rete fosse gestita da un operatore consortile partecipato da tutte le societ?he offrono servizi sulla rete, e controllato da una fondazione/autorit?ndipendente.
maggiori dettagli li trovi, oltre che da me, da serissimi esperti come Fuggetta
(sul confine della rete) e
Quintarelli
(sulla politica industriale per le telecomunicazioni e su OneNetwork)