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L’ICI e la riforma catastale

Visto che sono candidato alle prossime elezioni amministrative, vedrò di trattare un’altra annosa questione che riguarda direttamente i Comuni:

l’ICI (Imposta Comunale sugli Immobili), come lo stesso acronimo suggerisce è un’imposta sul valore catastale di case, uffici e immobili in generale; è spesso criticata aspramente per quanto riguarda la prima casa - in effetti senza andare troppo a fondo alla questione, l’idea che venga tassato il proprio e magari unico tetto lascia un po’ perplessi (in fondo però non è che cibo e acqua non siano tassati) -.

Meno lampante è che l’idea di abbattere l’ICI, anche solo sulla prima casa, svantaggi proprio i più economicamente deboli: ossia coloro che la prima casa non la hanno affatto e sono costretti a vivere in un immobile in affitto (i minori introiti dei comuni avrebbero un effetto positivo nelle tasche dei possessori di una casa, ma un effetto disastroso per i servizi necessari anche e soprattutto per chi una casa non la possiede, come scuole, asili nido, trasporto pubblico, etc.)

È altrettanto vero però che non tutti i possessori di una casa possono essere considerati degli avvantaggiati (una famiglia di 6 persone con un reddito medio per ragioni di spazio probabilmente possederà una casa più grande di un single con un reddito alto, la tassazione si rende così evidentemente iniqua), si inizia dunque a parlare di un rimodellamento dell’ICI a favore dei più deboli.

E qui nasce il punto centrale, in genere poco evidenziato: secondo il catasto, che calcola i valori degli immobili, i più deboli sarebbero proprio i più ricchi! Sembra assurdo, ma ciò è dovuto al fatto che il catasto non aggiorna le proprie tabelle in base al mercato e zone un tempo popolari (ma ormai di lusso) vengono ancora catalogate e dunque tassate come di basso valore. La zona che va da Campo de’ Fiori a piazza Navona a Roma, tutto il centro di Siena, Santo Spirito a Firenze, diverse zone del centro di Venezia sono considerate dal catasto “popolari” (perché effettivamente fino a 50 anni fa lo erano veramente), di conseguenza i proprietari di immobili in queste zone pagano spesso meno ICI di chi vive in periferia. Queste zone però hanno la particolarità di essere tra le più costose ed esclusive d’Italia.

Dunque, prima di riformare l’ICI, pensiamo al catasto.

5 Responses

  1. laura Says:

    ma anche a sutri si vota?

  2. Fiaschi Says:

    No, a Sutri si dovranno tenere il centrodestra per un altro anno.

  3. laura Says:

    azzi loro.
    peccato che non sei venuto alla pizza ieri sera.
    a sutri capito spesso (da un po di tempo meno per?se vengo su ti faccio un fischio… e al lago anche vado spesso.
    ciao!

  4. sutri2000 Says:

    A sutri il centrodestra ha lavorato e sta lavorando benissimo…Credo che ce le “sopporteremo” volentieri altri anni ancora

  5. Thumper Says:

    Gioverebbe ricordare che l’ICI nasce come ISI (Imposta *Straordinaria* sugli Immobili), il cui gettito, nell’unico anno in cui esist?esistette?), convogliava nelle casse dello stato, colmando lacune dovute all’esenzione ILOR per i primi 25 anni dall’acquisto della prima casa.
    L’anno successivo, visto che oramai ci eravamo abituati (e con le denunce speravano di sistemare la base dati catastale, che, com’?oto, NON certifica la propriet? l’ISI diventa ICI (Imposta Comunale sugli Immobili… che fine ha fatto la straordinariet?; lo stato scarica sui comuni la responsabilit?i applicare l’una o l’altra aliquota, quella o questa riduzione, cos?h? cittadini se la possano prendere direttamente con il loro sindaco, anzich?on entit?stratte in parlamento.

    E` vero, Stefano, le rendite catastali andrebbero aggiornate.
    E i cittadini informati sul fatto che se i comuni non avessero le entrate derivanti dall’ICI dovrebbero cercare equivalenti risorse economiche altrove. O diminuire i servizi.
    O entrambe le cose.

    Io farei una proposta di legge: al posto del servizio di leva tutti i cittadini, nessuno escluso, dovrebbero prestare un anno di servizio presso un ente territoriale, per vedere i salti mortali che amministratori e dipedenti sono costretti a fare.

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