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La crisi della politica

La politica è in crisi, lo dicono i giornali, lo dicono le trascorse elezioni amministrative, con campagne intere basate sull’antipolitica e il successo dell’astensionismo.

Ma il problema non sono i costi, o almeno non sono il primo problema. Di certo la politica nel suo insieme deve dare delle risposte di contenimento della spesa pubblica destianata al suo sostentamento, non è possibile che in Italia la politica costi ad ogni cittadino almeno il doppio di qualunque altro cittadino europeo. Ma l’italiano non è stufo della politica per i suoi costi, è stufo per quell’autovomitarsi addosso di cui la politica è maestra.

Faccio spesso l’esempio degli albori di internet:

Nel ‘96 internet più che una rete era una sfera chiusa in se stessa, i quotidiani non erano ancora online, non si poteva acquistare un’auto online, scaricare un album jazz, ma si trovavano praticamente solo siti, newsgroup, forum e chat che trattavano di internet stessa ed era un mezzo di nicchia, definibile in crisi se a quel livello ci fosse arrivato dopo aver vissuto l’attuale era di internet.

La politica oggi è giunta a quel livello, non riesce più a dare risposte ai problemi dei cittadini (ormai diventati semplicemente elettori) e nemmeno cerca di farlo, il suo scopo è sempre più spesso quello di dare risposte a se stessa. Dicendo questo non voglio certo accusare nessuno, sono io il primo che con questo blog da anni vomito politica sulla politica, ma un semplice sguardo alle pagine di politica interna di un qualsiasi quotidiano può essere allarmante: difficilmente si nota un solo articolo, una sola intervista che tratti temi riguardanti in modo diretto i cittadini; le pagine sono piene di discussioni sul Partito Democratico, sull’unità a sinistra, sul dopo Berlusconi, legami e muri tra UDC e CdL e ora anche di crisi della politica, ma sono vuote di risposte sul precariato, sulla difficoltà di fare impresa e crescere in Italia, sulle difficoltà dei giovani di farsi una famiglia e delle famiglie di arrivare a fine mese.

O si torna presto a fare Politica, con l’idea che progettare il futuro dell’Italia e non della politica italiana è lo scopo di chi si occupa della cosa pubblica, o anche l’Italia sarà inevitabilmente vittima dell’irreversibile distacco dalla politica che ha già investito metà occidente.

One Response

  1. Valentino Says:

    Non sono i costi della politica il problema (a Reggio Scopelliti ha elargito a destra e a manca ed ?tato rieletto con consenso bulgaro) ma il fatto che quei costi non producono soluzioni!

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