Che ormai le primarie dovranno essere e saranno la regola per la scelta dei candidati anche a livello locale siamo tutti d’accordo. Però c’è un problema di qualità e meritocrazia che si ripresenta, forse peggiorato; se il vecchio sistema di scelta corporativo non riusciva spesso a garantire la qualità dei candidati, con le primarie, almeno a livello locale, avremo sicuramente candidati di qualità elettorale, ma non sempre (azzarderei anche un quasi mai) candidati di qualità amministrativa.
Le logiche che governano le elezioni e la politica locale spesso sfuggono, ma una piscina fatta costruire nella villa di un commercialista, elettoralmente, a volte vale più che cinque piscine olimpioniche pubbliche. Esagerando un po’ sulla realtà, elettoralmente, un buon candidato è colui che faccia costruire la piscina al commercialista, non colui che sappia trovare fondi per far costruire cinque piscine pubbliche, le primarie formano classi amministrative elettorali.
Certamente il Partito Democratico dovrà avere come scopo quello di amministrare e dunque vincere elezioni, ma uno scopo che non dovrà essere messo in secondo piano è quello di amministrare bene.
Vorrei sbagliarmi, ma se prima i “caporaletti” del potere locale tendevano a candidarsi e a candidare i loro uomini nel centrodestra, ho paura che con il tappeto rosso delle primarie, forti del loro consenso elettorale, finiranno in tanti nel PD e tutti candidati.
Conosco il problema e non la soluzione, ma credo che qualcuno dovrà impegnarsi a trovarla.