Archive for dicembre, 2007

Sono fortune.

Gianni CuperloTutte le persone presuntuose come me finiscono, di tanto in tanto, nel chiedersi perché in Parlamento non siedano loro stessi, non possano prendere loro determinate scelte. Io da buon “fra cazzo” (come si dice da queste parti) me lo chiedo spesso e ho anche una risposta:

in Parlamento non servo, lascio felicemente fare le mie veci a Gianni Cuperlo. Oltre ad essere una bravissima persona, in genere, la pensa esattamente come me.

Qui per esempio.

Non capita a tutti di avere un beniamino in Parlamento, sono fortune. Un tempo c’erano i dalemiani, io sono cuperliano.

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Una storia italiana

Il nostro Paese è condannato al declino, servirebbe un miracolo, ma io ai miracoli, come è noto, non credo.

Potrebbe sembrare semplice pessimismo, è invece il risultato di un insieme di idee e di domande che mi sono fatto negli ultimi mesi.

L’Italia non ha più un’economia competitiva, i salari hanno un potere d’acquisto sempre più basso, il debito pubblico ci strozza e quello privato strozzerà le famiglie tra qualche mese, non esiste una classe imprenditoriale capace di guardare al di là del proprio naso, la politica è ingessata, siamo governati da piccole “caste” che difendono miopi interessi di nicchia, i Sindacati sono impegnati a difendere le prerogative di Statali e pensionati per poter avere un’idea di insieme sul futuro del mercato del lavoro, la burocrazia ci rode dall’interno, fa fuggire gli imprenditori stranieri e distrugge ogni futura grande idea imprenditoriale che proviene dall’interno, siamo completamente dipendenti da Paesi poco stabili come Russia e Medio Oriente per quanto riguarda l’energia, non riusciamo più nemmeno a costruire una discarica o un inceneritore dove smaltire i rifiuti che produciamo, siamo alla frutta. Insomma, se l’Italia fosse un’impresa, un imprenditore poco serio arrufferebbe valigie e contanti per volare a Santo Domingo e abbandonare la nave incagliata.

Eravamo nella poco felice condizione di “Stivale d’Europa” e ora, l’Europa, inizia a sentirsi un po’ Achille.

Ma noi italiani si sa come siamo fatti, finiremo col culo per terra, ci guarderemo attoniti qualche anno e poi lentamente risaliremo la corrente, inizieremo a riformarci, costruiremo un sistema istituzionale che dia la possibilità al Governo di decidere (sia chiaro non si tratta di una semplice riforma elettorale, ma di una riforma Costituzionale), inizieremo a tagliare le spese inutili dal Bilancio dello Stato, potrà iniziare un processo serio di contenimento del debito pubblico e con esso il taglio delle tasse, a partire da i ceti più poveri e dalle imprese, i Sindacati capiranno che il mondo è cambiato, concorreranno alle riforme utili al Paese. Evadere le tasse diverrà motivo di vergogna, l’istruzione e la formazione smetteranno di essere tele per Ministri creativi e saranno considerate il trampolino del rinnovamento, renderemo più semplice il sistema Italia, l’aprire un’impresa non solo sarà reso facile, ma addirittura banale, la classe imprenditoriale capirà che se vuole futuro deve dare futuro e probabilmente con molta calma, ma costanza, convertiremo anche le nostre forniture energetiche.

I Partiti? Si dimenticheranno per un po’ di correnti, Segretari, Papi, tassisti, casalinghe di voghera, notai, filosofi dell’ottocento e inizieranno a fare Politica.

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Il bar dell’università: Un po’ di demagogia formativa

Sono per l’eliminazione del valore legale del titolo di studio, è un’utopia nel sistema delle spintarelle all’italiana lo ammetto, ma continuo a crederci.

Lasciando da parte le utopie, il sistema universitario ha grossi problemi, non lo possiamo negare, un articolo di ieri del messaggero descrive chiaramente la situazione:

  • Abbandoni in crescita esponenziale, il 43% degli iscritti non si laurea.
  • Parcheggio di ragazzi demotivati, il 22% non da esami.
  • Tempi di laurea dilatati per la quasi totalità degli studenti, solo il 2,83% si laurea in tempo.

Sono problemi che vanno affrontati e che dipendono da diverse cause, prima tra tutte proprio il valore legale del titolo di studio, l’idea che senza il pezzo di carta non si possa fare nulla, che costringe decine di migliaia di studenti ad infilarsi demotivati o inadatti nel lungo percorso universitario per poi accedere a mestieri per cui la laurea non è servita a nulla nella loro formazione.

C’è poi un altro problema, il marketing di ateneo che spinge gli studenti ad iscriversi a numerosi corsi di laurea senza un’idea chiara di quale possa essere il proprio futuro. Non è un caso che il minor numero di abbandoni sia nel settore sanitario, dove oltre ad una selezione iniziale c’è una chiara certezza della professione per cui ci si sta formando (uno studente di legge non sa se sta studiando per diventare avvocato, impiegato o notaio, uno studente di medicina sa, con buona certezza, che specializzandosi in chirurgia diverrà un chirurgo, in psichiatria uno psichiatra e così via).

Infine c’è il problema, con cause abbastanza complesse, che è fonte di costi sociali enormi, ossia la dilatazione degli anni di studio. Ha costi sociali enormi perché ritarda l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, creando gli ormai celebri “bamboccioni”, invecchiando la popolazione attiva con costi economici che gravano anche sul sistema pensionistico, insomma un vaso di Pandora per l’economia. La causa non è semplice come per i precedenti problemi, perché coinvolge quasi la totalità degli studenti è dunque un problema “sistemico”; ed è assurdo, se accostato alle votazioni di uscita:  in pratica quasi tutti gli studenti si laureano in ritardo e con voti alti (se nei licei il campo dei voti finali è omogeneamente diluito dai più bassi ai più alti, nelle università si tende ad uscire con voti alti, la stragrande maggioranza esce con voti che variano tra il 100 e il 110), tanto che le aziende tendono ormai a selezionare i candidati in base ai tempi di studio piuttosto che alla votazione.

è complesso come problema perché ha cause diverse, dalla carente presenza del welfare e dall’evasione fiscale che costringono molti studenti a lavorare durante l’università, passando per la pessima gestione del sistema fino ad altre cause che, non essendo un tecnico, ignoro totalmente.

Mi viene però da dire, non sarebbe meglio far uscire i ragazzi con 90 ma nei tempi giusti, piuttosto che con 110 e tre anni di ritardo?

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Ladies and gentlemen: ‘e caste burine.

Da quando mi occupo un po’ di politica locale sono più o meno costretto a leggermi la cronaca locale di questo pezzo di terra in cui mi trovo a vivere.

Come sta accadendo un po’ ovunque anche qui ogni tanto esce fuori il discorso della “casta” locale. Qualche giorno fa la stampa ha preso di mira il Presidente della Provincia e la sua nuova BMW con l’autista che lo accompagnerebbe alle riunioni di Partito (si vede che da queste parti non succede mai un cazzo). Ora, Mazzoli (il Presidente) è mio amico, dunque ho il dovere di difenderlo, per quanto sia piuttosto indifendibile in questo caso. Il caro Berlusconi però ci ha insegnato, negli anni passati, che il modo migliore per difendere l’indifendibile è distogliere l’attenzione da esso.

Vediamo se ho imparato:

Oggi leggo che uno dei vescovi locali (si lo so, ma a Viterbo hanno vissuto decine di Papi, vi pare che la Provincia poteva avere meno di tre Vescovi?) Mons. Divo Zadi ha avuto un malore mentre celebrava una messa. Niente di grave, un piccolo calo di pressione, un po’ di paura, ma niente di ché (menomale aggiungo, per quanto sia anticlericale devo ammettere che trattasi di un raro caso di Vescovo che tra don camillo e Peppone preferiva il secondo). La cosa che mi ha lasciato sorpreso è leggere che a prenderlo sia venuto direttamente un elicottero del 118, per portarlo ovviamente non al vicino e laico Sant’Andrea, ma al più lontano e santo San Pietro.

Faccio un po’ il demagogo (che fa figo ultimamente), ma secondo voi se a svenire invece di un Vescovo nel bel mezzo di una Cresima fosse stato un operaio in un cantiere, un impiegato in ufficio o anche un carabiniere in un appostamento, sarebbe mai venuto un elicottero?

Sinceramente tra il Presidente in BMW e il Vescovo in elicottero mi pare più sobrio il primo.

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