Sono per l’eliminazione del valore legale del titolo di studio, è un’utopia nel sistema delle spintarelle all’italiana lo ammetto, ma continuo a crederci.
Lasciando da parte le utopie, il sistema universitario ha grossi problemi, non lo possiamo negare, un articolo di ieri del messaggero descrive chiaramente la situazione:
- Abbandoni in crescita esponenziale, il 43% degli iscritti non si laurea.
- Parcheggio di ragazzi demotivati, il 22% non da esami.
- Tempi di laurea dilatati per la quasi totalità degli studenti, solo il 2,83% si laurea in tempo.
Sono problemi che vanno affrontati e che dipendono da diverse cause, prima tra tutte proprio il valore legale del titolo di studio, l’idea che senza il pezzo di carta non si possa fare nulla, che costringe decine di migliaia di studenti ad infilarsi demotivati o inadatti nel lungo percorso universitario per poi accedere a mestieri per cui la laurea non è servita a nulla nella loro formazione.
C’è poi un altro problema, il marketing di ateneo che spinge gli studenti ad iscriversi a numerosi corsi di laurea senza un’idea chiara di quale possa essere il proprio futuro. Non è un caso che il minor numero di abbandoni sia nel settore sanitario, dove oltre ad una selezione iniziale c’è una chiara certezza della professione per cui ci si sta formando (uno studente di legge non sa se sta studiando per diventare avvocato, impiegato o notaio, uno studente di medicina sa, con buona certezza, che specializzandosi in chirurgia diverrà un chirurgo, in psichiatria uno psichiatra e così via).
Infine c’è il problema, con cause abbastanza complesse, che è fonte di costi sociali enormi, ossia la dilatazione degli anni di studio. Ha costi sociali enormi perché ritarda l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, creando gli ormai celebri “bamboccioni”, invecchiando la popolazione attiva con costi economici che gravano anche sul sistema pensionistico, insomma un vaso di Pandora per l’economia. La causa non è semplice come per i precedenti problemi, perché coinvolge quasi la totalità degli studenti è dunque un problema “sistemico”; ed è assurdo, se accostato alle votazioni di uscita: in pratica quasi tutti gli studenti si laureano in ritardo e con voti alti (se nei licei il campo dei voti finali è omogeneamente diluito dai più bassi ai più alti, nelle università si tende ad uscire con voti alti, la stragrande maggioranza esce con voti che variano tra il 100 e il 110), tanto che le aziende tendono ormai a selezionare i candidati in base ai tempi di studio piuttosto che alla votazione.
è complesso come problema perché ha cause diverse, dalla carente presenza del welfare e dall’evasione fiscale che costringono molti studenti a lavorare durante l’università, passando per la pessima gestione del sistema fino ad altre cause che, non essendo un tecnico, ignoro totalmente.
Mi viene però da dire, non sarebbe meglio far uscire i ragazzi con 90 ma nei tempi giusti, piuttosto che con 110 e tre anni di ritardo?