Attenzione questo post tratta un argomento obsoleto
Questa è la terza puntata della saga che ho iniziato un anno fa (prima puntata, seconda puntata) e che mi pare doveroso aggiornare con la spiegazione dei risvolti degli ultimi mesi sul tema dei sistemi elettorali.
In particolare, dopo aver spiegato più o meno chiaramente cosa fossero il maggioritario, il proporzionale, i collegi, le soglie di sbarramento, i premi di maggioranza, il sistema francese, quello tedesco e il porcellum, vorrei parlare del sistema che verrebbe delineato dalla bozza Bianco e nel prossimo capitolo, dal successo del Referndum elettorale.
Bozza Bianco
La cosidetta bozza Bianco è un insieme di direttive presentate dal Governo a tutte le forze politiche come punto di partenza per un’ampia discussione sul sitema elettorale da adottare in Italia.
Viene spesso associato al sistema tedesco in quanto prevede un proporzionale bilanciato. I seggi (poltrone in Parlamento) vengono assegnati per la metà su collegi uninominali e per l’altra metà con il sistema proporzionale su base circoscrizionale. In pratica, facendo ipoteticamente l’esempio del Lazio, si avrebbero due circoscrizioni (Lazio 1 e Lazio 2), alla circoscrizione Lazio 2 (tutta la Regione esclusa Roma) verrebbero assegnati un tot numero di seggi, mettiamo 10, di cui 5 spettanti ai collegi uninominali. I Partiti dovrebbero presentare dunque delle liste di nomi che verrebbero eletti sequenzialmente in proporzione ai voti ricevuti dalla lista, previa deduzione dei seggi assegnati alla stessa lista nei collegi uninominali:
Semplificando, se il PD nel Lazio2 ricevesse il 40% dei voti si aggiudicherebbe quattro seggi, Alleanza Nazionale con il 20%, due seggi e così via, ovviamente ci sarebbe anche un meccanismo dei resti perché i risultati non sarebbero certo così precisi, ma ve lo risparmio volentieri.
Questi seggi verrebbero poi assegnati ai vari candidati in un modo piuttosto complesso, verrebbero prima eletti i candidati vincitori negli scontri nei collegi, poi i presenti in lista sequenzialmente. In pratica se i candidati del Partito Democratico a cui, secondo l’esempio fatto sopra, spetterebbero 4 seggi, vincessero gli scontri diretti nei collegi di Viterbo e Rieti, verrebbero eletti questi due candidati, più due candidati sequenzialmente presenti nella lista presentata nella circoscrizione Lazio2, se i candidati di AN, a cui spetterebbero invece due seggi, vincessero gli scontri nei collegi di Latina e Frosinone, nessuno dei presenti in lista verrebbe eletto, ma solo i due candidati usciti vincitori dai collegi uninominali.
Come già detto nella prima parte della “saga” lo scontro nei collegi uninominali è molto semplice, i candidati si presentano agli elettori in un territorio delimitato (collegio) e solo colui che in quel territorio riceverà il maggior numero di voti potrà sedere in Parlamento.
Tutto qua?
No, la bozza Bianco prevede altre novità, come le “quote rosa” (ambedue i sessi dovranno essere rappresentati per almeno un terzo nelle liste bloccate circoscrizionali e nelle liste non potranno essere presenti più di due candidati dello stesso sesso in sequenza, dunque si dovranno avere liste almeno del tipo uomo, uomo, donna, uomo o donna, donna, uomo, donna.
Ci sarebbe poi una soglia di sbarramento, che secondo la bozza che circola attualmente dovrebbe essere del 5% su base nazionale (verrebbero esclusi tutti quei Partiti che non abbiano raggiunto il 5% dei consensi) oppure del 7% in almeno cinque circoscrizioni (la Lega pur non raggiungendo solitamente il 5% dei voti su scala nazionale, raggiunge facilmente il 7% nelle circoscrizioni di Lombardia, Veneto e Trentino, verrebbe dunque riammessa)
La bozza lascia aperte comunque molte strade per la discussione: prevede per esempio la possibilità di utilizzare un’unica circoscrizione nazionale, dunque estendere il discorso che ho fatto per il Lazio2 a una megacircoscrizione nazionale, o di discutere sul numero di schede elettorali a disposizione degli elettori (potrebbe essere solo una e dunque prevedere un unico voto che varrebbe per il candidato nel collegio e per la lista a cui esso è collegato, oppure due e dunque dare la possibilità all’elettore di disgiungere il voto (un elettore di Viterbo avrebbe la possibilità di votare la lista del PD, ma magari votare il candidato di Forza Italia a Viterbo, per simpatia o per antipatia nei confronti di quello del PD).
Febbraio 3rd, 2008 at 18:18
salve,complimenti per il resoconto,davvero esplicativo…vorrei farle una domanda:ma le soglie di sbarramento sono per le coalizioni,per le singole liste o per le liste coalizate???e qual è precismente a differenza tra coalizioni e liste coalizzate??grazie per lattenzione spero di ricevere ua sua risposta sulla mia email
Febbraio 4th, 2008 at 02:45
Premetto che il post che hai letto è ormai deprecato, poiché è stata discussa in Parlamento una nuova versione della bozza (che sostanzialmente aggiungeva il voto di preferenza), a sua volta praticamente abbandonata.
Comunque la bozza prevedeva la soglia di sbarramento esclusivamente per le liste, non ovviamente per le coalizioni, senza fare differenza tra liste coalizzate e non coalizzate.
La differenza tra esse è molto elementare, per liste coalizzate si intendono le liste che si presentano alle elezioni all’interno di una coalizione, per non coalizzate si intendono quelle che invece decidono di presentarsi da sole. Credo tu avessi un’idea sbaglia di cosa fossero le liste coalizzate
Per liste si intendono i simboli presenti sulla scheda elettorale, solitamente coincidenti con i Partiti, ma non sempre, es. delle passate elezioni: Ulivo (DS+Margherita) o Rosa nel Pugno (SDI+Radicali), comunque da non confondere con le coalizioni (es. l’Unione e CdL).
Ovviamente perché esista una coalizione deve esistere semplicemente un programma di Governo condiviso, o comunque un accordo su alcune linee programmatiche, perché due partiti si uniscano invece in un’unica lista deve esistere un legame molto più forte in quanto servirebbe un accordo preventivo sui nomi (persone) da presentare agli elettori e implicherebbe poi la formazione di un gruppo parlamentare unico (non da regolamento ma almeno per buonsenso), tantoché generalmente si utilizza questa fase come prova generale nella fusione dei Partiti (es. DS+Margherita con il Partito Democratico).
Generalmente si tende a differenziare le liste coalizzate e non coalizzate nelle soglie di sbarramento in modo da sfavorire l’ingresso in Parlamento alle piccole liste che si presentano fuori da una coalizione, evitando così la frammentazione e imponendo di fatto la costituzione di grandi coalizioni, nel caso della bozza Bianco, essendo la soglia di sbarramento piuttosto alta (5%), si è passati ad una fase successiva, ossia a quella di evitare l’ingresso in Parlamento di tutte le piccole liste, a prescindere dalla loro presenza o meno in una coalizione.