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Su Calearo, il PD ed il nord-est

La candidatura di Calearo (Presidente di Federmeccanica e influente imprenditore nel settore della componentistica per le telecomunicazioni) è anomala e proprio per questo entusiasmante e speranzosa. Non vorrei affrontare il nodo ideologico che questa candidatura cela, ma è importante fare qualche riflessione.

A fare gli strateghi il Veneto ed il nord-est rappresentano una fetta consistente di elettorato che il centro-sinistra, per vari motivi, non è mai riuscita a conquistare. Ma io affronterei il nodo sotto un altro registro: quelle circoscrizioni rappresentano una fetta di cittadini italiani a cui un Partito che si candida a guidare il Paese non può sottrarsi di dare risposte concrete, cosa che in passato il centro-sinistra non è mai riuscito a fare o, più bonariamente, a comunicare.

Gianni Rinaldini, segretario generale della FIOM, intervistato ieri sulla Stampa da Roberto Giovannini, ha espresso molte perplessità sulla campagna di candidature iniziata e, sempre ieri, conclusa da Veltroni, focalizzando l’attenzione proprio sulla candidatura di Calearo. Secondo il sindacalista, che ha dichiarato nella stessa intervista di guardare con simpatia alla Sinistra Arcobaleno, il Partito Democratico starebbe correndo il serio rischio di perdere una parte del suo elettorato, quella operaia, nella concitazione della conquista di un nuovo elettorato. Opinione tra l’altro diffusa, non certo tra gli analisti, ma sicuramente tra molti “partecipanti” (quelli che in tempi meno politically correct venivano definiti militanti), la realtà è però un’altra, almeno da quello che emerge da una spiccia analisi elettorale degli ultimi anni: il fantomatico zoccolo duro delle sinistre, formato dalla classe operaia, è già svanito, non certo a causa della corsa all’elettorato moderato, anch’esso in buona parte fantasma (argomento che cercherò di affrontare nei prossimi giorni), quanto a causa del terremoto politico ed identitario dei primi anni ‘90 che Berlusconi seppe sfruttare sicuramente meglio del PDS. La realtà è che la “classe operaia” non sta fuggendo ora dal PD alla sua sinistra, la “classe operaia” non è più classe da un bel pezzo, è semplice elettorato conquistato massicciamente da Berlusconi a colpi di sogni.

Come diceva mio cognato in tempi non sospetti “il successo di Berlusconi è nato dalla sua capacità di far acquistare il sole24ore all’operaio e allo studente”, noi fortunatamente siamo più seri, non dobbiamo far riacquistare agli operai l’Unità, tantomeno agli imprenditori, ma abbiamo l’obbligo di dare risposte al Paese e l’impresa, insieme al lavoro, è la cellula di questa economia.

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