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Il nuovo elettorato di prossimità: riformista e poco conservatore

ZapateroLa grandiosa conferma di Zapatero in Spagna “casca a fagiolo” per la spiegazione di un assunto che avevo utilizzato qualche giorno fà, ossia che l’elettorato di prossimità, il grande calderone degli indecisi, non fosse più composto in larga parte da un elettorato moderato, un fantasma del XX Secolo, bensì da un elettorato in cerca di posizioni forti, chiare e riformiste. Si persevera nell’errore di gestire le campagne elettorali come se non fossimo mai usciti dalla geometria politica disegnata dalle grandi ideologie del Secolo scorso; in realtà la concezione politica ed elettorale dei cittadini italiani, da allora, si è rivoluzionata: imprenditori non fanno fatica a votare o a candidarsi per il principale Partito di centrosinistra (Calearo o il giovane Colannino ne sono facile esempio), così come una parte di quella che un tempo era la classe operaia, delusa nelle sue aspettative, è diventata negli ultimi anni la base dell’elettorato Berlusconiano. In uno studio curato dal prof. Mannheimer e presentato ieri sera a Porta a Porta veniva evidenziato addirittura come ci fosse una parte, seppur piccola, dell’elettorato della Sinistra Arcobaleno che non disdegna l’ipotesi di votare addirittura per la destra di Storace, senza parlare delle comparazioni più scontate, qualcosa di impensabile solo qualche anno fà.

In questa situazione a far pendere l’ago della bilancia non è più un elettorato moderato, vagamente doroteo, in cerca di posizioni rassicuranti e conservatrici, ma una massa composta principalmente da elettori molto meno collocabili geometricamente, ma in cerca di candidati e Partiti capaci di dare risposte chiare e forti alle proprie difficoltà o alle proprie aspirazioni. Di Zapatero arrivano alla cronaca internazionale principalmente le sue riforme nel campo dei diritti civili, le sue ferme posizioni laiche, ma lo “Zapaterismo” è fatto soprattutto di chiare prese di posizione nel campo dell’economia, il suo Governo è stato caratterizzato soprattutto da una fortissima sburocratizzazione della macchina dello Stato e da una serie di liberalizzazioni impensabili in Italia, oltre ovviamente alle riforme laiche prima citate (tutte operazioni che hanno riscosso un enorme successo). Il Governo di Zapatero è stato una grandissima blasfemia per la classica “dottrina” socialista, così come per la cattolicissima Spagna, eppure ha funzionato alla perfezione, per la Spagna, così come elettoralmente per lo PSOE.

Il fatto che non servano posizioni moderate per conquistare gli indecisi non significa che servano invece posizioni estremistiche o radicali; Zapatero, soprattutto economicamente, si potrebbe dire che abbia spostato notevolmente al centro l’asse dello PSOE, ma senza mai apparire conservatore, vecchio o moderato. E’ stato capace di proseguire l’opera liberista di Aznar, ma allo stesso tempo opporsi quasi beffardamente alla Chiesa Cattolica (potente in Spagna quanto in Italia), un’operazione simile per noi potrebbe sembrare kamikaze, capace di far perdere elettorato al centro e a sinistra.

Invece il risultato delle elezioni parla chiarissimo: i comunisti spagnoli praticamente scomparsi e il Partito Popolare duramente sconfitto da quello socialista.

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