Che ne sarà di noi


Per il centrosinistra e il Partito Democratico il momento è certamente serio, direi grave. Le nostre difficoltà sono sotto gli occhi di tutti: siamo al minimo storico come appeal elettorale (considerando anche le precedenti esperienze dell’Ulivo), non abbiamo più una guida (forse non l’abbiamo mai avuta), c’è un’incertezza che non aveva mai preoccupato così il popolo dei nostri militanti.

Parlando e leggendo un po’ in giro, il problema principale che pare porsi è ciò che succederà (congresso oggi o domani, primarie, traghettamento, se e come cambieranno gli assetti interni), problema incentrato esclusivamente sul totocariche insomma. Noto un’assenza preoccupante del tema che a questo punto, mi pare evidente, dovrebbe essere messo al centro del dibattito, ossia la riorganizzazione. Mi piacerebbe sentire parlare più di cosa saremo, invece sento solo domande e risposte sul chi saremo.

Ci diciamo spesso che dai momenti di difficoltà possano nascere spinte nuove, insomma che dal baratro si possa uscire più forti. Ma come si può uscire rafforzati da un dibattito che non coinvolge gli errori che si sono fatti finora? Non ho mai apprezzato Veltroni con entusiasmo, eppure mi sento di dire che sono impaurito dalle sue dimissioni, impaurito dal fatto che con questo gesto si possa creare l’ennesimo capro espiatorio che, sia chiaro, in quanto Segretario è azionista di maggioranza delle cause di questa situazione, ma che è solo un tassello di un gruppo dirigente che ha fallito, di un modo di fare che coinvolge più fronti della politica interna al PD:

  • Mancanza di unitarietà su praticamente tutti i temi del dibattito politico e mancanza di capacità di superare queste divisioni.
  • Concentramento dell’agenda del PD sul dibattito interno, con conseguente allontanamento dal Paese, cosa che si è notata con forza a livello nazionale, ma che ha raggiunto livelli non considerabili nel dibattito locale, dove la politica si è trasformata in semplice, vuota e preistorica guerra di potere.
  • Incapacità di colpire con incidenza quei sporadici casi di mancanza di morale che abbiamo visto in questi mesi, finendo per apparire tutti collusi con un modo di fare politica che invece è lontano anni luce dalla gran parte dei nostri dirigenti e militanti.
  • Clientelismo a tratti dilagante.

Sono convinto però che la possibilità di riemergere, anche dal punto di vista della dignità, oltre che da quello elettorale esista e passi per la discussione. Ritengo necessario che si ricominci a discutere, ma non solo nei piani alti, ma a partire dai circoli, dalle federazioni, che il Partito torni a contare più degli eletti, a maggior ragione quando gli eletti vengono fatti calare come spiriti santi sulla poltrona dal Partito. E soprattutto che ogni dirigente senta il dovere di ascoltare ciò che viene discusso al piano inferiore, che senta il bisogno di farne tesoro e soprattutto che senta continuamente la sua poltrona appesa alla sua linea politica, non al peso suo o del suo sponsor.

Insomma, sarò controtendenza, ma sono convinto che questo partito deve tornare ad essere una macchina pesante, magari rivista in chiave moderna, più aperta, in grado di portare nel dibattito interno più esperienze, ma una macchina in grado di discutere, scegliere e mettersi in moto quando è il momento.

  1. #1 by Fiaschi - febbraio 18th, 2009 at 04:05

    pro

  2. #2 by Francesco - febbraio 19th, 2009 at 13:16

    Caro Stefano, leggo con interesse questa tua riflessione. Quello che più mi spaventa di questo partito è che si conoscono consapevolmente i problemi e gli errori e non si fa nulla per risolverli. Questa considerazione esula dall’ambito, si potrebbe applicare dal livello nazionale ai singoli circoli.
    Una delle cose più negative di questo partito, che ritengo causa importante in questo oggettivo declino, è la consapevolezza di usare i propri iscritti come marionette addomesticate, convinti che internet, la pubblicità e la televisione basti per portare il militante da quella o quell’altra parte. Questo processo assomiglia molto a quello applicato da Forza Italia, con un’unica differenza: da una parte chi ha fondato il partito utilizza tutta la sua potenza mediatica per attirare a se la sua gente, dall’altra si mette avanti una persona e si crea intorno a lui la clac. Il primo metodo direi che si è dimostrato vincente, il secondo pessimo. Spiacevole protagonista di questo modo di fare è stato Veltroni. Prima ci viene proposto come il messia (proposto da forze più alte della sua volontà), tutti abbocchiamo e gli diamo un consenso fuori dal comune (primarie vinte praticamente all’unanimità), poi scopriamo che il consenso che ha preso non rifletteva proprio per niente le volontà politiche della dirigenza del partito e della gente. C’è bastato un anno per far rendere conto la gente che Veltroni non aveva nè la forza di chi l’ha spinto nè la forza del 75.82% dei suoi elettori. Se ci fosse stato un reale consenso del 75% oggi il PD starebbe in piazza a piangere le sue dimissioni. Fate fare le primarie a Forza Italia, il 99% voterebbe Berlusconi perché la gente crede in lui ed il 99% del gruppo dirigente non lo insidierebbe.
    Il nostro partito deve ripartire da ciò che appartiene alla tradizione di un elettorato prevalentemente di sinistra: la discussione dalle sezioni a salire. All’improvviso tutto è stato cambiato, le sezioni circoli, i segretari coordinatori, non sappiamo chiamare correttamente nemmeno le cariche di questo partito. Forse ci si confonde anche sul simbolo altrimenti non si spiega come la gente uscendo dai seggi sia convinta di aver votato centro sinistra e poi i risultati dicono il contrario. C’è molta confusione molta…

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