L’Operà democratica


Qualche giorno fa sono stato a teatro a vedere un riadattamento nazionalpopolare del Don Giovanni. Questo riadattamento è stato scritto per una compagnia amatoriale che si esibisce in un teatro di Provincia, l’autore ha così cercato di accontentare un pubblico molto variegato inserendo al suo interno un po’ tutta la tradizione teatrale: c’era l’opera lirica e il dramma (come nell’originale), c’era il musical, tratti e personaggi della commedia dell’arte, la commedia popolare, i dialetti, c’era tutto insomma.

Il pubblico, me compreso, non è rimasto completamente deluso, tutti hanno trovato del buono in quello spettacolo, ma contemporaneamente tutti hanno notato “l’accozzaglia” e nessuno si è potuto dire entusiasta.

Questo spettacolo è una rappresentazione figurata del Partito Democratico, la somma di posizioni che non entusiasma e non delude (quando gli attori sono bravi). Condannato a piacere, ma a perdere.

Un partito, per avere successo, ha invece due sole strade da percorrere: quella della specializzazione (quando non è a vocazione maggioritaria), facendosi ignorare dai più, ma cercando di accaparrarsi tutto un determinato segmento di elettori (come ha fatto la Lega), oppure, quando intende rappresentare la maggioranza, quello di educare il pubblico (gli elettori) ad una posizione, che non è estrema, ma non è vaga, è definibile, riconducibile, rintracciabile e decisa come un logo aziendale, esattamente ciò che ha fatto Berlusconi.

Il PD ha preferito un’altra strada, come l’autore di questo Don Giovanni di Provincia, ha cercato di mettere insieme tutto e il contrario di tutto, inseguendo affannosamente gli elettori.

Il pubblico non sarà mai deluso, ma non andrà molto oltre un teatro di Provincia.

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