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	<title>Commenti per Fiaschi.org</title>
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	<description>L'antichissimo blog di Stefano Fiaschi</description>
	<pubDate>Sat, 20 Mar 2010 02:25:43 +0000</pubDate>
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		<title>Commenti su Il nucleare di intpress2</title>
		<link>http://www.fiaschi.org/2008/05/02/il-nucleare/comment-page-1/#comment-40556</link>
		<dc:creator>intpress2</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 18:48:55 +0000</pubDate>
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		<description>L'Italia non ha perso il treno del nucleare
Il Prof. Renato Angelo Ricci risponde al Presidente Romano Prodi:

Recentemente negli Stati Uniti il Presidente Obama ha rilanciato il nucleare garantendo crediti per 8 milioni di dollari per la costruzione di due nuovi reattori nucleari in Georgia. 
E' la prima volta che vengono costruiti nuovi impianti nucleari in USA da 30 anni. Come viene valutato in Italia che ha subito una pari moratoria nel settore nucleare?

Voglio anzitutto chiarire che negli USA non si è trattato affatto di una “moratoria”.  Negli USA furono definiti negli anni Settanta programmi realizzativi che avrebbero dovuto portare il contributo nucleare ad una quota del 25% del fabbisogno elettrico. La stessa cosa fecero tutti i altri paesi che decisero di impegnarsi nel nucleare, con quote variabili fra il 25% e il 75%. I programmi furono completati negli anni Ottanta. Dato il livello accettabile del prezzo del petrolio (30 $/barile), negli anni Novanta non si ritenne necessario (se non in casi sporadici) realizzare nuovi impianti. Nel frattempo,comunque la potenza nucleare installata nel mondo è crescita del 48%. Negli USA la metà dei 104 reattori in funzione è stata autorizzata a prolungare di 20 anni l’esercizio. 
Le cose sono cambiate radicalmente a partire dal 2004, quando il prezzo del petrolio ha ripreso a crescere fino a toccare nel 2008 la punta di 150 $/barile, per poi assestarsi sull’attuale livello di 80 $ al barile. Dal 2004 tutti i paesi industriali stanno pianificando la realizzazione di nuovi reattori. Obama non ha fatto che prendere atto di questa situazione e confermare le scelte fatte dall’amministrazione Bush con l’Energy Policy Act del 2005. Negli USA oggi ci sono 26 reattori in fase di autorizzazione, cinque dei quali già ordinati. In Europa ci sono 17 reattori in costruzione e 25 in fase di pianificazione.

In un articolo del 28.01.2010 sul Messaggero, il presidente Prodi dopo essersi dichiarato a favore del nucleare e analizzato la situazione del settore in Italia, afferma alla fine che ormai il "treno per il nucleare in Italia è passato", abbiamo veramente perso il treno nucleare?

Certamente no. Può pensarla così solo chi non ha seguito l’evoluzione della tecnologia nucleare negli ultimi vent’anni. Dall’epoca in cui ciascun paese cercava di sviluppare una propria via tecnologica siamo passati ad un’epoca, quella attuale, in cui esistono quattro o cinque grandi costruttori di reattori che offrono i loro impianti in tutto il mondo. Questo processo ha anche prodotto una selezione delle tecnologie migliori,le più sicure, affidabili ed efficienti. 
Ricordo che negli anni Settanta e Ottanta il programma nucleare italiano fu paralizzato proprio dalle interminabili discussioni sull’opportunità di adottare la tecnologia A, la B o di sviluppare in proprio la tecnologia C. Oggi gli impianti nucleari non si fanno più in regime autarchico ma attraverso joint venture internazionali con i grandi costruttori. È quello che stanno facendo tutti i paesi che hanno deciso di impegnarsi in nuovi programmi.
Per quanto riguarda l’industria nazionale, è tuttora in grado di realizzare il 75% di una grande centrale nucleare
In Francia ogni reattore nucleare in funzione (ce ne sono 59) impiega circa 400 addetti, per un totale di circa 24.000 addetti. L’EDF ha più di 40 mila dipendenti, AREVA ha 75 mila dipendenti e nell’industria manifatturiera nucleare francese operano altri 40 mila addetti. La sola manutenzione degli impianti nucleari francesi impiega circa 30 mila addetti, in massima parte dipendenti di imprese esterne. 
In Italia negli anni Ottanta il comparto nucleare in senso stretto contava circa 45 mila addetti, mentre oggi non va oltre i 3.500: la differenza le dà la dimensione delle ricadute occupazionali dirette e dei posti di lavoro distrutti dalla rinuncia al nucleare.
Ma ha poco senso parlare solo di posti di lavoro all’interno del comparto nucleare. Se infatti è vero che la ripresa dei programmi nucleari comporterà un sensibile incremento dei posti di lavoro nelle aziende del settore e nell’indotto, è altrettanto vero che la disponibilità di energia elettrica a basso costo (attualmente l’elettricità italiana è la più cara del mondo) migliorerà la performance di tutta l’economia nazionale, consentendo alle imprese nazionali di espandere le loro attività e di creare esse stesse nuovi posti di lavoro.
Al contrario, l’alto costo dell’elettricità dovuto all’assenza di una componente nucleare sta oggi determinando la chiusura delle attività ad alta intensità elettrica, come ad esempio la siderurgia e l’industria dell’alluminio. È il caso di ricordare la vicenda emblematica dell’Alcoa, che sta chiudendo gli stabilimenti in Italia a causa del costo eccessivo dell’elettricità.
Il nucleare è una fonte di energia pulita, non emette gas serra e non ha alcun impatto negativo sull’ambiente. Chi sostiene il contrario lo fa su basi ideologiche, non scientifiche. La radioattività rilasciata nell’ambiente da una centrale nucleare è pari a 1/25 della radioattività scaricata con le ceneri di un impianto a carbone di uguale potenza, ceneri che sono normalmente utilizzate per produrre materiale da costruzione e pavimentazioni stradali. I materiali radioattivi prodotti negli impianti nucleari sono in quantità estremamente limitata e sono tenuti interamente sotto controllo e la sicurezza delle centrali è assoluta.
Non a caso, per la sua decisione a favore del nucleare, Obama ha dato giustificazioni essenzialmente ambientali, dichiarando di essere ben consapevole delle preoccupazioni degli ambientalisti, ma che su temi che toccano l’economia, la sicurezza energetica e il futuro del pianeta non è possibile accettare le vecchie contrapposizioni.
Quanto al contributo che il nucleare può dare alla riduzione delle emissioni, visto che questo costituisce un cavallo di battaglia ambientalista, anche se eccessivamente drammatizzato, la componente principale della CO2 prodotta ogni anno in Italia proviene proprio dalla generazione elettrica (26%). Quando saranno in funzione, gli otto reattori previsti dal programma nucleare italiano eviteranno ogni anno l’immissione in atmosfera di 100 milioni di tonnellate di CO2, il che corrisponde a una riduzione del 20% delle emissioni complessive attuali (580 milioni di tonnellate) ovvero all’aver tolto dalle strade 20 milioni di automobili. Non ci sono altri mezzi per ottenere questi risultati.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Italia non ha perso il treno del nucleare<br />
Il Prof. Renato Angelo Ricci risponde al Presidente Romano Prodi:</p>
<p>Recentemente negli Stati Uniti il Presidente Obama ha rilanciato il nucleare garantendo crediti per 8 milioni di dollari per la costruzione di due nuovi reattori nucleari in Georgia.<br />
E&#8217; la prima volta che vengono costruiti nuovi impianti nucleari in USA da 30 anni. Come viene valutato in Italia che ha subito una pari moratoria nel settore nucleare?</p>
<p>Voglio anzitutto chiarire che negli USA non si è trattato affatto di una “moratoria”.  Negli USA furono definiti negli anni Settanta programmi realizzativi che avrebbero dovuto portare il contributo nucleare ad una quota del 25% del fabbisogno elettrico. La stessa cosa fecero tutti i altri paesi che decisero di impegnarsi nel nucleare, con quote variabili fra il 25% e il 75%. I programmi furono completati negli anni Ottanta. Dato il livello accettabile del prezzo del petrolio (30 $/barile), negli anni Novanta non si ritenne necessario (se non in casi sporadici) realizzare nuovi impianti. Nel frattempo,comunque la potenza nucleare installata nel mondo è crescita del 48%. Negli USA la metà dei 104 reattori in funzione è stata autorizzata a prolungare di 20 anni l’esercizio.<br />
Le cose sono cambiate radicalmente a partire dal 2004, quando il prezzo del petrolio ha ripreso a crescere fino a toccare nel 2008 la punta di 150 $/barile, per poi assestarsi sull’attuale livello di 80 $ al barile. Dal 2004 tutti i paesi industriali stanno pianificando la realizzazione di nuovi reattori. Obama non ha fatto che prendere atto di questa situazione e confermare le scelte fatte dall’amministrazione Bush con l’Energy Policy Act del 2005. Negli USA oggi ci sono 26 reattori in fase di autorizzazione, cinque dei quali già ordinati. In Europa ci sono 17 reattori in costruzione e 25 in fase di pianificazione.</p>
<p>In un articolo del 28.01.2010 sul Messaggero, il presidente Prodi dopo essersi dichiarato a favore del nucleare e analizzato la situazione del settore in Italia, afferma alla fine che ormai il &#8220;treno per il nucleare in Italia è passato&#8221;, abbiamo veramente perso il treno nucleare?</p>
<p>Certamente no. Può pensarla così solo chi non ha seguito l’evoluzione della tecnologia nucleare negli ultimi vent’anni. Dall’epoca in cui ciascun paese cercava di sviluppare una propria via tecnologica siamo passati ad un’epoca, quella attuale, in cui esistono quattro o cinque grandi costruttori di reattori che offrono i loro impianti in tutto il mondo. Questo processo ha anche prodotto una selezione delle tecnologie migliori,le più sicure, affidabili ed efficienti.<br />
Ricordo che negli anni Settanta e Ottanta il programma nucleare italiano fu paralizzato proprio dalle interminabili discussioni sull’opportunità di adottare la tecnologia A, la B o di sviluppare in proprio la tecnologia C. Oggi gli impianti nucleari non si fanno più in regime autarchico ma attraverso joint venture internazionali con i grandi costruttori. È quello che stanno facendo tutti i paesi che hanno deciso di impegnarsi in nuovi programmi.<br />
Per quanto riguarda l’industria nazionale, è tuttora in grado di realizzare il 75% di una grande centrale nucleare<br />
In Francia ogni reattore nucleare in funzione (ce ne sono 59) impiega circa 400 addetti, per un totale di circa 24.000 addetti. L’EDF ha più di 40 mila dipendenti, AREVA ha 75 mila dipendenti e nell’industria manifatturiera nucleare francese operano altri 40 mila addetti. La sola manutenzione degli impianti nucleari francesi impiega circa 30 mila addetti, in massima parte dipendenti di imprese esterne.<br />
In Italia negli anni Ottanta il comparto nucleare in senso stretto contava circa 45 mila addetti, mentre oggi non va oltre i 3.500: la differenza le dà la dimensione delle ricadute occupazionali dirette e dei posti di lavoro distrutti dalla rinuncia al nucleare.<br />
Ma ha poco senso parlare solo di posti di lavoro all’interno del comparto nucleare. Se infatti è vero che la ripresa dei programmi nucleari comporterà un sensibile incremento dei posti di lavoro nelle aziende del settore e nell’indotto, è altrettanto vero che la disponibilità di energia elettrica a basso costo (attualmente l’elettricità italiana è la più cara del mondo) migliorerà la performance di tutta l’economia nazionale, consentendo alle imprese nazionali di espandere le loro attività e di creare esse stesse nuovi posti di lavoro.<br />
Al contrario, l’alto costo dell’elettricità dovuto all’assenza di una componente nucleare sta oggi determinando la chiusura delle attività ad alta intensità elettrica, come ad esempio la siderurgia e l’industria dell’alluminio. È il caso di ricordare la vicenda emblematica dell’Alcoa, che sta chiudendo gli stabilimenti in Italia a causa del costo eccessivo dell’elettricità.<br />
Il nucleare è una fonte di energia pulita, non emette gas serra e non ha alcun impatto negativo sull’ambiente. Chi sostiene il contrario lo fa su basi ideologiche, non scientifiche. La radioattività rilasciata nell’ambiente da una centrale nucleare è pari a 1/25 della radioattività scaricata con le ceneri di un impianto a carbone di uguale potenza, ceneri che sono normalmente utilizzate per produrre materiale da costruzione e pavimentazioni stradali. I materiali radioattivi prodotti negli impianti nucleari sono in quantità estremamente limitata e sono tenuti interamente sotto controllo e la sicurezza delle centrali è assoluta.<br />
Non a caso, per la sua decisione a favore del nucleare, Obama ha dato giustificazioni essenzialmente ambientali, dichiarando di essere ben consapevole delle preoccupazioni degli ambientalisti, ma che su temi che toccano l’economia, la sicurezza energetica e il futuro del pianeta non è possibile accettare le vecchie contrapposizioni.<br />
Quanto al contributo che il nucleare può dare alla riduzione delle emissioni, visto che questo costituisce un cavallo di battaglia ambientalista, anche se eccessivamente drammatizzato, la componente principale della CO2 prodotta ogni anno in Italia proviene proprio dalla generazione elettrica (26%). Quando saranno in funzione, gli otto reattori previsti dal programma nucleare italiano eviteranno ogni anno l’immissione in atmosfera di 100 milioni di tonnellate di CO2, il che corrisponde a una riduzione del 20% delle emissioni complessive attuali (580 milioni di tonnellate) ovvero all’aver tolto dalle strade 20 milioni di automobili. Non ci sono altri mezzi per ottenere questi risultati.</p>
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	<item>
		<title>Commenti su Riforma TFR for dummies Parte 1/2 di Anonimo</title>
		<link>http://www.fiaschi.org/2007/01/15/riforma-tfr-for-dummies/comment-page-1/#comment-40555</link>
		<dc:creator>Anonimo</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 23:45:10 +0000</pubDate>
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		<description>&lt;blockquote cite="#commentbody-34637"&gt;
&lt;strong&gt;&lt;a href="#comment-34637" rel="nofollow"&gt;Fiaschi&lt;/a&gt; :&lt;/strong&gt;La legge non prevede i termini di liquidazione, il tfr può essere liquidato anche successivamente. I tempi entro cui l’azienda deve liquidare il TFR del dipendente sono previsti nella contrattazione.&lt;/blockquote&gt;
&lt;blockquote cite="#commentbody-40549"&gt;
&lt;strong&gt;&lt;a href="#comment-40549" rel="nofollow"&gt;laura&lt;/a&gt; :&lt;/strong&gt;quanto tempo,un datore di lavoro,a per rilasciare il tfr?grazie&lt;/blockquote&gt;</description>
		<content:encoded><![CDATA[<blockquote cite="#commentbody-34637"><p>
<strong><a href="#comment-34637" rel="nofollow">Fiaschi</a> :</strong>La legge non prevede i termini di liquidazione, il tfr può essere liquidato anche successivamente. I tempi entro cui l’azienda deve liquidare il TFR del dipendente sono previsti nella contrattazione.</p></blockquote>
<blockquote cite="#commentbody-40549"><p>
<strong><a href="#comment-40549" rel="nofollow">laura</a> :</strong>quanto tempo,un datore di lavoro,a per rilasciare il tfr?grazie</p></blockquote>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Fiaschi face 1.0 di Konta bankowe</title>
		<link>http://www.fiaschi.org/2006/11/28/fiaschi-face-10/comment-page-1/#comment-40554</link>
		<dc:creator>Konta bankowe</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Dec 2009 19:52:33 +0000</pubDate>
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		<description>I tried this, thanks for info, best regards</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>I tried this, thanks for info, best regards</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Patteggio democratico di Plutarco</title>
		<link>http://www.fiaschi.org/2008/06/19/patteggio-democratico/comment-page-1/#comment-40553</link>
		<dc:creator>Plutarco</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Dec 2009 11:09:56 +0000</pubDate>
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		<description>Forse vi sfugge il dettaglio (evidentemente trascurabile per voi) che Silvio è stato eletto democraticamente dalla maggioranza degli italiani, che, si dà il caso, siano molto più numerosi di voi...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Forse vi sfugge il dettaglio (evidentemente trascurabile per voi) che Silvio è stato eletto democraticamente dalla maggioranza degli italiani, che, si dà il caso, siano molto più numerosi di voi&#8230;</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Riforma TFR for dummies Parte 1/2 di Lella</title>
		<link>http://www.fiaschi.org/2007/01/15/riforma-tfr-for-dummies/comment-page-1/#comment-40552</link>
		<dc:creator>Lella</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2009 10:14:06 +0000</pubDate>
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		<description>ma se ho lasciato il tfr in azienda quindi finisce nel fondo dell'inps... se io mi licenzio e mi fanno il conto della liquidazione all'interno del conteggio trovo anche la parte andata all'inps o no ?
se no come faccio a prenderla ?

grazieee</description>
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se no come faccio a prenderla ?</p>
<p>grazieee</p>
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