Il governo approva la riforma delle TV che libererà le frequenze di Rete 4 (e di Raitre) condannando le due reti a trasmettere solo sul digitale (terrestre e/o satellitare).
Berlusconi tuona: «È un atto di banditismo!»
Per affrontare decentemente la notizia è necessario tornare un po’ indietro, al 1999 per l’esattezza, quando l’imprenditore Francesco di Stefano partecipa ad un’asta pubblica per l’assegnazione delle frequenze televisive nazionali. I posti disponibili sono undici, di cui tre riservati per il servizio pubblico e otto per le emittenti private, Di Stefano con un budget di dodici miliardi di lire conta di aggiudicarsi due frequenze, una per Europa7 ed una per Europa7 plus (derivate da Italia7, che era un network di reti locali che l’imprenditore contava di trasformare, iniziando la diffusione nazionale, in una sorta di Sky Cinema in chiaro). Non riesce ad acquistare la frequenza per Europa7 plus, ma si aggiudica quella per Europa7 soffiando la frequenza per la terza rete dell’impero Mediaset (che per legge non poteva possedere più di due reti). Alla fine del 1999 Europa7 con un importantissimo piano di investimento si prepara alla partenza delle trasmissioni, che non iniziarono mai. Il Ministero delle comunicazioni con un’autorizzazione ministeriale, contravviene alla gara e concede una proroga a tempo indeterminato a Rete4. Europa7 ricorre in tribunale che con la sentenza della Corte di Cassazione 466/2002 sottolinea che nessun privato può possedere più di due frequenze e che dunque quella di Rete4 vada assegnata ad Europa7, fissando il termine improrogabile per il passaggio del testimone al 31 dicembre 2003. Nell’estate del 2003 però Gasparri, l’allora ministro delle Comunicazioni nel Governo Berlusconi, presenta un ddl che verrà approvato nel dicembre 2003. La legge è conosciuta come “Legge Gasparri”, rifiutata dal Presidente Ciampi, torna in discussione e approvata definitivamente nell’aprile 2004 contiene un decreto che permette a Rete4 di trasmettere finché la migrazione verso il digitale non sarà ultimata (il celebre decreto “salva Rete4″).
Il Governo Prodi si trova ora ad affrontare questa situazione che comprende diverse altre nefandezze nel campo della migrazione verso il digitale, palesemente a vantaggio dell’impero Mediaset. Ha dunque approvato una riforma che seppur in ritardo, cerca di rimettere le cose apposto nel campo delle trasmissioni televisive e di fare ritardata giustizia per l’imprenditore Francesco di Stefano, privando (per una sorta di controparte?) lo Stato del diritto di possedere tre reti (come se l’Italia avesse due Stati, quello ufficiale e Berlusconi).
Ora conoscete la storia, è stata dura, ma vi chiedo di fingere di non averla mai sentita:
Il capo dell’opposizione lamenta che una riforma varata dal Governo in carica colpisca il suo impero mediatico (a suo dire per una sorta di ritorsione), ubriacati dal sistema Italia e senza conoscere il calvario della frequenza di Rete4, la cosa ci parrebbe anche condivisibile e giusto il piagnisteo di Berlusconi. Peccato che anche così fosse, nulla sarebbe imputabile al Governo, è impensabile una legge che non permetta al Governo di prendendere provvedimenti che abbiano l’effetto collaterale di colpire gli interessi di un capo dell’opposizione. Il problema è che dovrebbe esistere una legge che non permetta ad una persona con interessi privati che conflittuino con quelli pubblici di fare il capo dell’opposizione.
Tutto quello che leggiamo e ascoltiamo è solo un triste rovescio della medaglia del più grande conflitto di interessi della storia delle democrazie occidentali.
I conflitti, come gli esami, non finiscono mai.
Ottobre 13th, 2006 at 15:07
Bene
abbiamo praticamente scritto lo stesso post. me ne sono accorto solo ora 
Ottobre 13th, 2006 at 23:07
OTTIMA CONSIDERAZIONE QUELLA FINALE!