Dei sistemi elettorali ne parlavo qualche mese fa tentando di tenere a bada le mie opinioni in merito.
Ora però che il dibattito su tale argomento si fa infuocato, non posso non gettarmi nel risiko del post-porcellum:
- Auspico che a scegliere la qualità e lo spessore dei Parlamentari siano gli elettori e non le Segreterie;
- Auspico il ridimensionamento politico o la sparizione dei minipartiti e micropartiti persona (vedi UDEUR);
- Auspico che il bipolarismo si rafforzi, con due partiti e non due coalizioni a contrapporsi;
Maggioritario sul modello francese direte. In parte si, ma non ne sono molto convinto, perché odio i collegi uninominali; la politica legata al territorio è caratterizzata inevitabilmente da quell’odiosa difesa di interessi locali e particolari, da clientelismi, voti di scambio e da tutto il peggio che vi possa venire in mente (e ho avuto la fortuna di vivere in due ridenti e pulite province del centro Italia, mi immagino cosa possa avvenire in più famigerati territori del Mezzogiorno), preclude inoltre inevitabilmente l’ingresso in Parlamento a tutte quelle donne e quegli uomini incapaci di prendere sotto braccio l’imprenditrice di turno, il Presidente del rotary, l’organizzatore del Palio, di aiutare il figlio disoccupato del vecchio compagno di scuola, perché impegnati a migliorare il sistema Italia o più semplicemente perché onesti.
Momentaneamente propendo dunque più per un sistema che permetta all’elettore di scegliere il suo rappresentante, in una rosa più ampia, meno legata al territorio. Trovo normale che un operaio possa scegliere un candidato perché più vicino ai suoi bisogni, così come un artigiano o una mamma. Trovo meno normale, che un candidato possa essere scelto per “il favore che quella volta fece a mio cugino”.
Infine non mi sentirei molto a mio agio trovandomi di fronte all’obbligo di votare Turigliatto o Fioroni, quando vorrei essere libero di voler eleggere D’Alema, Bersani o Cuperlo (ci metto dentro anche Giachetti in vista del Pd).
Marzo 23rd, 2007 at 16:57
io invece preferisco il pliralismo. vorrei che i partiti si unissero per convinzione, non per conteggi o interessi. nella prima repubblica in questo senso era meglio. vorrei che anche un gruppo di cittadini senza lauti finanziamenti possa ambire democraticamente alla nascita di una forza politica che possa avere la possibilit?i essere eletta ed entrare in parlamento, senza fare la carit?i grandi partit degli immobilisti o facendo una”gavetta” dei favori vari. vorrei che questi partiti anche se piccoli possano ambire a dei seggi, magari unendosi con altri in una lista comune, creando unit? pluralismo. una lista con programma obbligatorio comune e con l obbligo dopo l elezione di restare unito in un solo gruppo parlamentare. ci sono tante alternative, invece ci propongono solo quelle che fanno comodo a loro. a me questo non sta bene, questa non ?emocrazia